Penso dunque… penso

 

Motti
Asaf Schurr
Voland, 2010
€ 14,00

Se qualcuno volesse raccontare la vita concreta di Motti potrebbe utilizzare tranquillamente un rigo: un lavoro da insegnante, un appartamento in cui vive con la fedele cagna Laika e un solo amico, Menachem. Una vita semplice, quasi insignificante per quel poco che è descritta, fatta di piccole azioni che si ripetono (o meglio che devono ripetersi per volere del protagonista) sempre uguali. Ma quanto la vita di Motti è statica, tanto la sua fantasia non fa che viaggiare: i suoi pensieri, non Motti, sono protagonisti. Si potrebbe definirla un’attuazione concreta del cogito ergo sum, peccato che è quel sum a essere messo in discussione. Che l’essenza di Motti sia il pensiero non vi sono dubbi; che il medesimo pensiero si trasformi in esistenza concreta non è ovvio. Niente di ciò che viene immaginato viene attuato: quando la vita di Motti verrà modificata da un suo atto di generosità, sarà solo la condizione esterna a mutare (come se la realtà fosse la cornice di un quadro dipinto con uno stile totalmente diverso), ma per Motti e il suo flusso di coscienza non cambierà niente. Quest’ultimo viaggia indisturbato verso ogni dove; spesso si rivolge alla vicina di casa Ariella, con la quale ovviamente Motti non ha un vero rapporto (non potrebbe), ma solo incontri brevissimi apparentemente casuali.
Opposto di Motti è Menachem: l’amico sposato, due figli e voglia di vivere. Unica “amicizia”, se può essere definita tale: piuttosto un rapporto gerarchico caratterizzato da azioni regolari, ruoli definiti, tempistica precisa. Ma forse anche Menachem non ha una vita totalmente vissuta: come spiega Schurr, “i personaggi di questo Romanzo, se qualcuno li abbracciasse veramente, cadrebbero a pezzi”.
Numerosi sono gli interventi dell’autore, che quasi si pone in dialogo con il lettore: interventi improvvisi, schietti (fin troppo?), metastorici, concitati. Prevalgono le frasi brevi e spezzate e si respira la sensazione di totale silenzio, insieme a un’immensa solitudine colmata da infinite fantasie.

Asaf Schurr: nato a Gerusalemme nel 1976,  è traduttore, critico letterario e autore di tre romanzi di cui il secondo, Motti, è stato premiato con il Prime Minister’s Prize e tradotto in francese, tedesco e italiano. Traduzione di Alessandra Shomroni.

 

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