“Qui si fa l’Italia o”… Brigante se more


Brigante se more. Viaggio nella musica del Sud
Eugenio Bennato
Coniglio Editore, 2010
€ 14,00

Brigante se more è un racconto nel racconto. È la storia di una ballata scritta da Eugenio Bennato e Carlo D’Angio nel 1979 per lo sceneggiato “L’eredità della Priora” del regista Anton Giulio Majano, tratto dal romanzo storico di Carlo Alianello. La ballata “Brigante se more” ha avuto un destino curioso solo per chi non conosce i meccanismi della musica popolare; è stata scritta da due cantautori contemporanei, ma qualcuno l’ha retrodatata di circa centoventi anni e ne ha perfino stravolto l’intimo significato (in appendice del libro sono riportate le interpretazioni e le testimonianze degli utenti del web, naturalmente prive di attendibilità, che in questi anni hanno animato la discussione), probabilmente perché la menzogna che fosse un canto inciso sulle bocche dei briganti, già nel lontano 1860, aveva una forza suggestiva superiore alla verità. “La musica popolare è soggetta a una darwiniana eliminazione – ha detto Bennato alla presentazione del suo libro durante la Fiera Più Libri Più Liberi – viene tramandata solo quella migliore, quella che dice qualcosa al Paese”. Così “Brigante se more”, perla irrinunciabile dei concerti di musica popolare che negli ultimi anni hanno conosciuto una straordinaria diffusione anche fuori dal Meridione, è stata ribattezzata con la firma di “autore Anonimo”, come avviene per i canti di lotta o liturgici tramandati oralmente. Non è la delegittimazione della paternità di “Brigante se more” (raccontata con squisita ironia) che ha spinto Bennato a scrivere il suo libro,  bensì un autentico gesto d’amore per il Sud. Brigante se more è anche un viaggio nella musica del Sud, intriso di riferimenti storici che non troverete sui manuali ordinari. Per decenni la battaglia dei briganti del Sud ha scalpitato sotto il Velo di Maya, e ancora oggi, fugge alla conoscenza dei più. Del libro di Eugenio Bennato, come era immaginabile accadesse per un personaggio amato dal pubblico, è stato detto molto. È uno di quei libri che non mancherà alla lettura di chi ama la musica popolare. Quello che, invece, non è stato ancora detto, è che Eugenio Bennato, con la sua musica prima, e con il suo libro adesso, ha fatto un piccolo miracolo: ha riportato alla memoria nomi quali Carmine Crocco, Ninco Nanco e Michelina De Cesare; personaggi che, nel migliore dei casi, sono stati ridefiniti ladri e assassini, uomini privi di scrupoli che si opposero bestialmente all’Unità d’Italia. Bennato ci suggerisce una realtà diversa: erano briganti che lottavano per la proprietà delle loro terre, per la popolazione del Sud calpestata nei diritti e nell’identità mentre si faceva l’Unità d’Italia. Sono gli stessi uomini che avevano accolto a braccia aperte il “missionario” Garibaldi, ma che presto ebbero a credere di essere stati traditi nelle speranze e nei fatti.

“Molti si illusero di poterci usare per le rivoluzioni, le loro rivoluzioni, ma la libertà non è cambiare padrone, non è parola vana e astratta. E’ dire senza timore: “è mio” e sentire forte il “mio”, e sentire forte il possesso di qualcosa a cominciare dall’anima, è vivere di ciò che si ama, vento forte ed impetuoso, che in ogni generazione rinasce così è stato e così sempre sarà” (Carmine Crocco, tratto da “La storia bandita“).

Il racconto di Bennato è intervallato dai testi delle sue canzoni (e ci auguriamo che l’editore decida di integrarne la musica nell’eventuale versione e-book) e dalle fotografie dei briganti. “Le barbarie e il confuso furore propagandistico dell’esercito di occupazione piemontese avevano diffuso la consuetudine di fotografare i nemici dopo che erano stati fucilati” (Brigante se more, p. 109). Così se Michelina De Cesare viene letteralmente spogliata della sua dignità e fotografata, Ninco Nanco, luogotenente di Carmine Crocco, vittima di una trappola, conserva sul volto da morto la compostezza di chi sfida il nemico. “[…] un volto che sembra un’icona di chi muore per lanciare un segnale ai posteri e raccontare il suo ideale e la sua fede” (p. 110), e la fotografia di Ninco Nanco è stata scelta per la copertina del libro. Alla memoria di Ninco Nanco, Bennato ha dedicato un’intensa e struggente ballata:

“[…] E u Banco ‘e Napoli è l’ideale per rifarsi delle spese,
per coprire il disavanzo della finanza piemontese.
E Ninco Nanco deve morire perché la storia così deve andare
e il Sud è terra di conquista e Ninco Nanco nun ce può stare,
e Ninco Nanco deve morire perché si campa potesse parlare
e si parlasse potesse dire qualcosa di meridionale.[…]”
(“Ninco Nanco”, E. Bennato, 2009) Guarda il video

Per queste ragioni, Brigante se more è una lettura consigliata anche a chi non ama visceralmente la musica popolare, ma vuole conoscere un’altra Storia, certamente scomoda alla soglia del centocinquantesimo anno dell’Unità d’Italia. Si badi bene, Brigante se more non è un racconto contro l’Italia unita, è tuttavia motivo di riflessione: era necessaria la strage dei contadini del Sud? Che in guerra tutto sia lecito è risaputo, ma che nessuno abbia chiesto scusa è inaccettabile. Lo studio di Eugenio Bennato è meticoloso, i dati che ha raccolto nel suo libro sono incontrovertibili: nel 1861 l’ex Regno delle due Sicilie, non solo vantava un totale di addetti alla nascente industria metalmeccanica superiore alla cifra relativa a tutte le altre regioni italiane messe insieme, ma da solo raggiungeva pure quasi il doppio della riserva bancaria di tutto il resto del Paese. E’ per amor di Patria che si è fatta l’Italia unita? Dopo la lettura di Brigante se more non ne sarete così sicuri.

“A me figlio della miseria, ladrone plebeo, quale pittore dipingerà la mia entrata a Melfi? E’ questa l’infamia del mondo, e per questo, finché posso io turberò i sonni in questa casa di Signori di nobili prepotenti e spezzerò questa infamia” (monologo di Carmine Crocco, “Li chiamarono briganti”).

Da briganti a emigranti, questo il destino maledetto della popolazione meridionale. Brigante se more è un dono, rimette in piedi eroi oltraggiati. Bennato è “mnemone” dei briganti del Sud, chi lo leggerà, almeno per quest’anno, festeggerà l’Unità d’Italia con un nodo alla gola.

Eugenio Bennato (Napoli, 1948) è musicista e cantautore. È tra i creatori, nel 1969, della Nuova Compagnia di Canto Popolare, il primo e più importante gruppo di ricerca etnica e di revival della musica popolare dell’Italia del Sud. Nel 1976 fonda MUSICANOVA. Realizza numerosi album di successo, fra cui, con Carlo D’Angiò, Brigante se more(1979), contenente brani sul brigantaggio meridionale ancora oggi estremamente popolari tra i giovani. Nel 1998 fonda il movimento Taranta Power che, sulla scia di uno straordinario e rinnovato interesse del grosso pubblico giovanile per il ritmo della Taranta rituale, propone nuove strade per la promozione della Taranta che sfruttino diverse forme di creatività artistica (musica, cinema, teatro). Nel 2001 dà vita alla Scuola di Tarantella e danze popolari del Mediterra neo a Bologna: la prima scuola in Italia attiva nel recupero, lo studio e la divulgazione delle danze popolari del Sud d’Italia. Al Festival dei Due Mondi di Spoleto presenta il concerto Briganti emigranti, che contiene due nuove ballate scritte per Ninco Nanco e Michelina De Cesare (2010).


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