Sarajevo: i suoi tormenti, il suo poeta

Il grasso di lepre. Poesie (1970-2009)
Abdulah Sidran
Casagrande, 2010
€ 15,50

E decido altresì una cosa non meno importante:
quando mi accadrà di ascoltare
qualche critico letterario,
il prof. Dott. Becco che dirà: «Questa, caro Sidran,
non è una poesia, ma un racconto» – risponderò secco:
«Mangiati una merda, vecchio mio!»

Forse rischiavo l’indigestione. Leggere a qualche pagina dalla fine del libro questa strofa, stravolge completamente la prospettiva con la quale ci si accosta alle poesie di Abdulah Sidran, raccolte dalla casa editrice Casagrande nel libro Il grasso di lepre.
Una raccolta di quarantanove poesie, che l’autore bosniaco ha composto tra il 1970 e il 2009. La datazione, in realtà, sembra girare intorno a un unico e catastrofico evento: quello dello scoppio, nel 1992, del conflitto tra bosniaci, serbi e croati. Non a caso, le poesie più suggestive e struggenti del libro si trovano proprio nel penultimo e ultimo paragrafo, rispettivamente La bara di Sarajevo [1992-95] e Poesie dopo la guerra [1996-2009].
Poesie che possono essere scambiate per brevi racconti, poiché il dolore che vi viene trascritto, quello vissuto in prima persona dall’autore, non vuole trovare la bella forma in allegorie, similitudini o metafore; le parole, pregne di una semplicità disarmante, costringono il lettore a restare attaccato alla realtà dei fatti della storia, la mente obbligata a non distrarsi e volare nell’altrove dell’immaginazione.
La sensazione che resta è simile all’effetto che può fare un “meditate che questo è stato”, o un Guernica di Picasso: è il tentativo di trascrivere la storia sotto altre forme. Sidran ha scelto per il suo devastato Paese la poesia, così rendendo vivido il sentire di un popolo, la disperazione e la sofferenza intima di uomini e donne.
Il grasso di lepre è il titolo di una poesia che racconta della scheggia di vetro rimasta conficcata, per trentasette anni, sotto la pelle del palmo della mano del poeta finché un combattente bosniaco consigliò a Sidran di cospargere la ferita con del grasso di lepre, favorendo così l’emergere della scheggia in superficie.
Forse questo libro è proprio Il grasso di lepre da cospargere sulla nostra coscienza, per riportare a galla le ferite e le sofferenze vissute dalle popolazioni balcaniche, sulle quali la storia e l’umanità sono passate troppo velocemente e che sono rimaste, nella memoria collettiva, come un dolore latente, sopportabile, trascurabile.

Abdulah Sidran, nato a Sarajevo nel 1944 è considerato uno dei più grandi scrittori europei. Ma Abdulah Sidran è stato anche sceneggiatore del film Ti ricordi di Dolly Bell?, realizzato con Emir Kusturica, vincintore del Leone d’oro a Venezia e di Papà è in viaggio d’affari, Palma d’oro a Cannes. Nel 2004, il corto Detorsione ha ricevuto una nomination all’Oscar e ha vinto l’Orso d’oro a Berlino.

 

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