
Che cosa ci fa un morto nell’ascensore
Kim Young-Ha
O barra O Edizioni, 2010
€ 14,00
Cinque piccole storie del panorama letterario coreano. Cinque pezzi dal carattere schietto, graffiante e ironico che non risparmia nessuno dei personaggi, vittime inconsapevoli di episodi bizzarri nella loro vita quotidiana. Che cosa ci fa un morto nell’ascensore ci apre allo scenario della letteratura coreana offrendoci una lettura alternativa e un occhio analiticamente indagatore su personaggi che si muovono all’ interno del tessuto sociale a cui appartengono, fagocitati dal contesto in cui sono immersi: la ipertecnologica città di Seoul
Accadono eventi paradossali, surreali, con finali a sorpresa dove tutti sembrano intrappolati in meccanismi famelici al di sopra delle loro azioni e della loro volontà, percorrono le loro vite affannosi, cadono in vicende grottesche con le quali giocano per sdrammatizzarne l’ incomprensibilità. Nulla sembra avere una possibilità di svolgimento regolare, naturale, “normale”, i protagonisti inciampano in percorsi irregolari che evocano atmosfere kafkiane. Già dal primo episodio “L’uomo nell’ ascensore” assistiamo ai goffi tentativi del protagonista di trovare delle soluzioni alle situazioni- limite in cui si ritrova per caso. Tenta invano di avvisare qualcuno della presenza di un uomo nell’ascensore, morto o presunto, mentre si sentono da lontano i passi affrettati della gente che non si ferma neanche per un istante a guardare, ignorando completamente la difficoltà dell’ uomo bloccato in ascensore. Ancora , nell’arco della stessa giornata, soccorre una donna che rimane intrappolata con lui nell’ascensore e osserva l’ indifferenza della stessa nel decidere di abbandonarlo solo al suo destino, ancora una volta incastrato in una situazione dove è lui a subire. Non gli rimane che assistere alla non curanza di coloro che vivono con lui le medesime situazioni, e che come automi meccanizzati si muovono in un sistema organizzato perché venga creduto quale unica possibilità di esistenza.
Anche per i sentimenti non c’è spazio, ogni passione risulta impossibile in un contesto in cui tutte le aspettative vengono tradite dal sistema. La relazione amorosa di “Omicidio nello studio fotografico” risulta svilita, appassita, svuotata di contenuti o emozioni forti e fondanti. Insomma, sembra non esserci nessuna possibilità di uscita; ma se ai protagonisti è negata ogni possibilità di salvezza, l’autore lascia intravedere uno spiraglio, un’uscita d’emergenza che restituisca un barlume di speranza alle loro realtà.
KIM YOUNG-HA è il capo fila della nuova generazione di scrittori coreani. Intellettuale poliedrico, ha fatto il Dj, l’attore, si è laureato in Economia e attualmente è docente di teatro alla Korea National University of Arts di Seoul. Alcuni suoi racconti hanno ispirato film di successo.

