Quando un uomo può dirsi tale, se non nel momento in cui tocca i più profondi baratri delle proprie debolezze? Dove, nell’eterna lotta tra sinceri egoismi e precari altruismi, e nella ricerca affannosa di un significato, di un senso totale, troviamo il coraggio di riconoscerci. In un territorio alieno, sporco e feroce, come le profondità della nostra anima, la ragione cede all’oscurità delle grandi paure umane, che ci divorano in silenzio. I sentieri si perdono nei desideri più atavici e crudi, nelle passioni più vive e feroci. E infine, tra le braccia della morte, conquistiamo un miracoloso istante (forse unico!) di serena lucidità.
Gelosia, amore, onore… attimi di umanità in un mondo non ancora scalfito dal mostro tecnocentrico-tecnocratico della società post-moderna. Un mondo incredibilmente intatto, fecondo di vive sensazioni, elegante, impavido e sciocco. Un mondo ancora puro nelle emozioni, rigoglioso e così selvaggio nei sentimenti, eppure segretamente sinistro.
Questo è il mondo che racconta Federico De Roberto, con i suoi Documenti umani. Voce di enorme spessore del Verismo, osservatore acuto e disincantato, De Roberto traccia un percorso tortuoso, labirintico, a tratti persino asfissiante, ma ricco di un incredibile impatto emotivo che trascina il lettore pagina dopo pagina attraverso ampie escursioni psicologiche alla scoperta dei suoi protagonisti: vere vittime di una Natura che li consuma lentamente. Il terrore di scoprirsi piccoli e impotenti, incapaci di comprendere i propri errori, le proprie sconfitte, che il tempo marca crudele nella memoria.
E così, tra palazzi, salotti e caffè di fine Ottocento, magistralmente incastonati in una cornice di semplice quotidianità, ai ferventi spiriti dei nobiluomini si intrecciano vibranti immagini di donne fantastiche, irraggiungibili e misteriose, eppure reali e non scevre di malizie. Donne sole, velate di tristezza, ma poi così forti e tenaci nel ribadire i loro sentimenti, sebbene vittime anch’esse della stessa crudeltà del mondo. Sono donne presenti, attive, che non raramente sorprendono nelle azioni. Intrappolate in una irrimediabile tensione tra apollineo e dionisiaco, le donne di De Roberto hanno un posto speciale in un gioco di equilibri precari, pericolosamente vessato dalla spietatezza di una società severa, moralista ed esclusiva.
Poi ci sono gli uomini, tanti e diversi, ma in fondo anche molto simili tra loro. Fieri ma al tempo stesso terribilmente angosciati, forti ma ancora così indifesi, sostanzialmente incapaci di comprendere e di esplorare il mondo femminile – e pare, in definitiva, l’amore stesso – finendo dunque per distaccarsene completamente, scivolando nella disperazione. Non a caso la lontananza, l’abbandono, il distacco… sono aspetti ricorrenti nei Documenti umani di De Roberto: un distacco fisico e morale, geografico e psicologico, che aumenta senza soluzione di continuità. Eco profonda dell’eterna lotta tra due universi chiusi. Nel mondo derobertiano, infatti, la lontananza non è sempre un dolore, lo smarrimento non è sempre un tormento: fa parte della nostra essenza, della nostra umanità.
Siamo troppo deboli per affrontare il mondo con serenità, o ancora troppo giovani…
Documenti umani
Federico De Roberto
Bel-Ami Edizioni, 2009
€ 10,00
Federico De Roberto è uno degli scrittori italiani più importanti della fine dell’Ottocento. Nacque a Napoli nel 1861 ma crebbe e si formò culturalmente a Catania. Esponente del Verismo e del Naturalismo italiano, fu amico e discente di Giovanni Verga e Luigi Capuana. Ha pubblicato diversi saggi letterari, racconti, articoli, ma i contributi più importanti sono sicuramente le raccolte di novelle (La Sorte, Documenti umani, Processi verbali, L’albero della scienza) e i romanzi Ermanno Raeli, L’illusione, I Viceré e L’imperio (quest’ultimo rimasto incompiuto).

