Annie Fairhurst: vittima o carnefice?

 

Annie è appena arrivata nella sua nuova casa in un quartiere residenziale inglese, dove inizierà la sua nuova vita. E’ giovane, ha trent’anni ed ha un’obesità di terzo grado.  Sembra timida, molto gentile, un po’ complessata per il suo aspetto ed è ossessionata dalle buone maniere. Accanita lettrice di manuali per la crescita personale, del tipo Ama te stessa: consigli pratici per la donna single e di romanzi rosa, vive con Mister Tips, il suo gatto, che sembra il suo unico affetto.

Apparentemente nulla di strano in una donna che va a vivere da sola. Storie di vita come tante oggi. Ma come si mantiene e come passa le sue giornate? Si vocifera che abbia un marito ed una figlia, ma si trasferisce da sola e inventa mille scuse per giustificare la loro assenza. E soprattutto si contraddice. Dai lunghi monologhi solitari emergono attraverso numerosi flashback episodi di una vita difficile, che a poco a poco, per cenni, attraverso frequenti rimozioni e bugie, lei stessa prova a raccontare, quasi volesse uscirne fuori. Un’infanzia difficile, una famiglia quasi inesistente, un matrimonio andato a rotoli e una conseguente sessualità e maternità disturbata.
La vita passata di Annie riaffiorerà lentamente e l’autrice fa di tutto per “portare” il lettore dalla parte della protagonista. Nonostante i particolari inquietanti che emergono dal racconto e in tensione crescente per ciò che potrebbe succedere, chi legge è incerto se optare per un atteggiamento comprensivo e benevolo oppure prendere le distanze dal personaggio. Come mai Annie si comporta in questo modo? Ha problemi mentali? Personalmente non ho mai abbandonato Annie, anzi l’ho seguita fino alla fine, con tenerezza e compassione, rivedendomi in molti suoi atteggiamenti e giustificandola per via dei duri colpi che la vita le ha inflitto. Annie ha fondamentalmente bisogno di essere amata e desiderata, fino al punto da essere ossessionata da quello squarcio di felicità che avrebbe potuto avere, che vede nella coppia di indiani, Sangita e Barry Choudhry, nella famiglia ideale dell’amico Boris, e nei vicini Neil e Lucy. Inoltre è mancata nella sua vita una figura materna, le manca una figura femminile leale e sincera, un’amica. La sua esistenza è costellata solamente da uomini con i quali ha instaurato insani rapporti, a partire da quello impossibile con il padre, a quello coniugale e infelice con Will, fino a quello inizialmente sincero ma poi degenrato con Boris, il suo amico d’infanzia e adolescenza. Esistono uomini di ogni tipo in questo racconto: da quelli perversi della rivista porno Abundance, a quelli devoti alla propria fidanzata e alla propria moglie come Neil e il marito di Sangita, agli ipercritici e insensibili come l’ex marito di Annie.
Lo spaccato sociale costituito da amicizie occasionali o di facciata, rapporti inesistenti tra i membri delle famiglie o delle diverse comunità, ci dice molto sul livello di crisi che il modello occidentale sembra attraversare… Con la storia di una donna come tante, Jenn Ashworth nel suo primo romanzo ci parla di alcuni grandi mali della società contemporanea, quali la solitudine e la depressione, attraverso un romanzo apparentemente “tranquillo” che prende man mano le tinte di un noir, fino a un imprevedibile finale. Un certo tipo d’intimità, inquietante e sconvolgente.

Un certo tipo di intimità
Jenn Ashworth 
E/O, 2010
€ 18,00

Jenn Ashworth ha studiato inglese alla Cambridge University e scrittura creativa a Manchester. Un certo tipo d’intimità è il suo romanzo d’esordio. Nel 2009 ha lasciato il suo lavoro di bibliotecaria per dedicarsi alla stesura del suo secondo romanzo.

 


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