L’inconscio e la pittura

 

A partire dal significato delle immagini nel sistema di pensiero junghiano, l’autore ci propone  l’apporto della psichiatra brasiliana Nise da Silveira. Le immagini hanno avuto una storia lunga nel pensiero occidentale, a partire da Platone per il quale erano in una posizione subordinata rispetto alle idee, passando per Kant che attribuisce un ruolo attivo all’immaginazione, fino ai romantici che fanno riconquistare al processo immaginativo un ruolo di primo piano. Attraverso il rapporto tra realtà e immaginazione viene ricordato come Wittgenstein non pone l’una in subordinazione rispetto all’altra: “l’unica differenza tra una mela reale e l’immagine di una mela è che la prima può essere mangiata, l’altra no”.  Nel Novecento Jung riconosce il profondo legame che si attua attraverso il discorso sulle immagini tra filosofia e psicologia. Gli archetipi, immagini dell’inconscio collettivo, rimangono costanti nel tempo come le idee platoniche e formano la struttura di base dell’inconscio collettivo. Nise da Silveira rifiuta i metodi dell’elettrochoc e intuisce come tradurre le immagini in dipinti possa aiutare a “difendersi dall’inondazione…dell’inconscio”. Alcuni autori di rilievo come Kandinsky e meglio ancora Paul Klee, più che riprodurre la realtà, cercano di rendere visibile ciò che non lo è e che ha sede nell’interiorità degli individui. L’immagine non è intesa come un oggetto sfuggente che denota l’apparenza ma come rappresentazione immediata e prodotto dell’inconscio: queste sono le immagini di cui si occupa Nise da Silveira. In Freud esse rivestono un ruolo di subordinazione rispetto alla sessualità, intesa come fattore scatenante dei disturbi psichici. Diverso è l’approccio di Jung per il quale la pittura può contribuire al processo di auto-evoluzione dell’individuo. L’immaginazione e l’attività espressiva si profilano come tramite per una produzione simbolica che possa “distendere” le tensioni interiori e aprire ad una nuova forma di sentire. Le immagini hanno anche una funzione terapeutica: permettendo loro di emergere e dando ad esse una forma si attiva un processo che permette di trasformare l’immagine che abbiamo di noi stessi e del mondo circostante. Per Jung ciò che si può fare è “portare la coscienza del paziente per così dire a una distanza di sicurezza dall’inconscio anche invitando il paziente a disegnare  o a dipingere un quadro della sua situazione psichica”.Vi sono insomma immagini che rappresentano contenuti dell’inconscio personale e immagini a carattere impersonale, inerenti all’inconscio collettivo, come disposizioni innate. Le immagini di questo secondo tipo sono definite “archetipiche” da Jung e sarebbero il risultato della sedimentazione di esperienze che la collettività ha accumulato nei millenni. Una parte del libro è dedicata al contributo di Nise da Silveira presso il Centro Psiquiatrico Pedro II di Rio de Janeiro, dal 1946 al 1974. Ciò che colpisce  la psichiatra è l’alto valore artistico di molti dei disegni degli schizofrenici. Da Silveira era convinta che i contenuti delle produzioni plastiche degli psicotici andassero al di là delle rappresentazioni distorte e camuffate dei contenuti personali repressi e che ogni immagine andava colta nell’ambito più ampio di tutta la produzione di un singolo paziente. Nise da Silveira paragona l’interpretazione delle immagini di un paziente a quella di uno scritto egiziano: l’omissione di un solo geroglifico, come la mancata considerazione di anche solo uno scarabocchio, comprometterebbe la comprensione della totalità delle immagini prese in considerazione.

Le immagini dell’inconscio. Il contributo di Nise da Silveira
Eugenio Pelizzari 

Moretti & Vitali, 2010
€ 18,00

Eugenio Pelizzari laureato in sociologia lavora nelle biblioteche dal 1987. Dal 1995 al 1997 è cooperante internazionale in Brasile nell’ambito dei diritti umani. Nel 2003 consegue il Master Degree in “Information Studies” presso l’università di New Castle. Del 2005 è il diploma quadriennale post-laurea in Terapia analitica presso la Libera Scuola di Terapia Analitica di Milano. Ha pubblicato diversi saggi su riviste nazionali e internazionali.


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