Reale e irreale: quando la distorsione del mondo mentale raggiunge livelli critici

Alberto è un giovane ventiseienne, studente di filosofia e impegnato a Venezia come obiettore di coscienza presso i Servizi Sociali. Rivestire il ruolo di obiettore sociale non è certo semplice: di base è necessario disporre di quell’umanità, passione e predisposizione al sacrificio che soprattutto giovani impegnati in attività umanitarie, assistenti sociali e psicologi motivati posseggono. Egli sa che quel mondo non gli appartiene, è ben consapevole di non avere quella lucidità mentale e quell’estremo controllo emotivo necessari ad aiutare tutte le persone che incontra per lavoro nello scorrere lento e insensato delle sue giornate. Eppure non ha il coraggio di voltare pagina, di rischiare e cambiare. Forse perché è lui stesso il primo ad aver bisogno di un aiuto, di un supporto. In effetti, sarà proprio l’esperienza da obiettore di coscienza a portare all’estremo la manifestazione dei disordini mentali che attanagliano dolorosamente la quotidianità del nostro giovane protagonista. Perché tutta questa confusione mentale, tutta questa perenne astrazione? Alberto cerca continuamente una risposta a codesto e a tanti altri interrogativi generati dalla sua particolare dinamica mentale e percettiva: il mondo esterno, vissuto e oggettivo, filtrato dalla propria soggettiva e singolare percezione della realtà governata da un miscuglio di allucinazioni e torbide distorsioni mentali, lo portano a poco a poco a perdere la concezione lineare del tempo e dello spazio, lo segregano in un universo immaginario che via via peggiora verso il delirio e la violenza, finché, crisi dopo crisi, il contatto con la realtà viene irrimediabilmente reciso.
Alberto riflette e elabora a modo suo ogni singola emozione, percezione, evento e dialogo: allucinato negli incontri, nelle azioni quotidiane che compie personalmente e che osserva compiersi, egli dimostra ora un atteggiamento distaccato, ora una reazione emotiva impulsiva spesso insensata. Sin dai primi capitoli è evidente la strada che prenderà la narrazione: tutto il vissuto di Alberto viene raccontato affiancando all’esposizione degli eventi fattuali concreti, le riflessioni e le percezioni intime del protagonista. Tali percezioni rappresentano proprio i segnali di uno scompenso, non necessariamente malevolo di per sé, ma evidentemente scomodo da gestire e controllare per colui che lo vive. La difficoltà di distinguere il reale dalle sue elaborazioni mentali ed emotive mette Alberto in una condizione di vita perennemente al confine tra il fenomenico e il percepito: l’incontro con una persona o il verificarsi di un evento oggettivamente semplice e innocuo, generano nella mente del protagonista elaborazioni immaginarie di eventi, con conseguenti reazioni via via sempre più violente o sconnesse con il reale, fino a raggiungere la follia e il delirio incontenibile. Destinato a perire solo nella propria follia, tuttavia, il ragazzo riuscirà, passo dopo passo, a riallinearsi con il mondo e “a venire a patti” con le proprie emozioni: la famiglia, il riavvicinamento al mondo universitario, l’amore per Gioia, la tesi e il ritrovato calore dei propri amici, saranno un supporto prezioso per il concreto e necessario aiuto psicologico e terapeutico offertogli dal dottor Riccò.
Alberto guarirà?Al lettore l’ardua sentenza. Certo è che il giovane studente non cambierà dal giorno alla notte come per magia: egli è pur sempre un essere umano, fatto di esperienze, sensazioni, ricordi. Il ragazzo, divenuto uomo e impiegato precario in un’agenzia immobiliare, imparerà a gestire la sua dinamicità mentale, convertendo quell’incessante analisi del proprio mondo interiore in un’analisi opposta e per certi versi parallela: quella del mondo esterno, in cui il mercato del lavoro, le nuove rivoluzioni tecnologiche e l’egoismo dell’Occidente nei confronti dei paesi sottosviluppati ricreano in un certo qual modo quel delirio e quella follia da lui ben sperimentata e sentita nel profondo della sua essenza. La follia messa al servizio della creatività sarà forse la vera salvezza del protagonista. Non stupitevi dunque se sul finale ritroverete un Alberto intento a scandagliare contemporanei quadri del mondo del lavoro e del marketing strategico parafrasando Hegel e Kant, e dimostrando così come il pensiero più astruso, improponibile e ossessivo possa arrivare a dar vita a un mostro mentale concretamente paralizzante per tutti coloro, soprattutto giovani, costretti a vivere continuamente a contatto con l’incertezza, la slealtà, la bramosia di potere e il terrore perenne del futuro.
Andrea Sartori, è riuscito a raccontare la sofferente esistenza di un giovane perduto in un disordine mentale emotivo, percettivo e cognitivo, e lo ha fatto attraverso una narrazione chiara e lucida. Le continue e complesse riflessioni esistenziali del protagonista, infatti, vengono presentate con descrizioni precise e scorrevoli, nonostante la difficile natura dell’oggetto da trattare, quale appunto il flusso di coscienza. Il riuscito connubio tra narrazione descrittiva e scrittura ora in di stile saggio filosofico ora con tratti tipici del memoriale, rendono il romanzo un incubatore di contemporanee riflessioni sociali, economiche e psicologiche, che ben si presta a una lettura scorrevole e allo stesso tempo densa di contenuti.

Scompenso
Andrea Sartori
Exòrma, 2010
€ 17,90

Andrea Sartori (1972) laureato in filosofia a Venezia, vive tra Milano e San Pietroburgo occupandosi di consulenze editoriali e artistiche. Tra le sue pubblicazioni vi sono saggi e traduzioni filosofiche per alcune delle principali riviste italiane di settore. Sartori è un autore attivo anche sul web attraverso la realizzazione di racconti e interventi critici presso il blog letterarioLa poesia e lo spirito, e sulle riviste Il Ponte, L’Ulisse e Ore Piccole. Scompenso è il suo primo romanzo.

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