Alla ricerca del sapore perduto

Estasi culinarie è il romanzo d’esordio di Muriel Barbery, la scrittrice del romanzo di successo e pluripremiato L’eleganza del riccio.
Nel signorile palazzo di rue de Grenelle, monsieur Arthens, il più grande critico gastronomico al mondo è in punto di morte.
Il critico è un uomo dispotico ed egocentrico, venerato e allo stesso tempo odiato dai familiari e da quanti nella vita lo hanno conosciuto (l’allievo, l’amante, la portinaia Reneé, i domestici, il gatto).
Nelle ultime ore di vita, l’imperioso e prepotente vecchio cerca disperatamente di ricordare un sapore dimenticato, un sapore che sembra racchiudere in sè la verità prima e ultima di tutta la sua vita. È un sapore primordiale, dell’infanzia e dell’adolescenza che precede il nascere della sua vena critica.

Inizia così un viaggio a ritroso alla riscoperta di sapori che hanno caratterizzato non solo la sua carriera di grande critico gastronomico, ma anche di sapori più semplici e genuini, quelli dell’infanzia. Snocciola uno dopo l’altro questi ricordi di cibi assaporati, di odori, aromi e sensazioni che sembravano ormai dimenticati. A fare da controcanto a questa ricerca di un sapore perduto, alla voce arrogante di questo vecchio superbo, le voci, le sensazioni, i sentimenti di quanti lo hanno fatto parte della sua vita. La moglie totalmente innamorata di lui, nonostante egli la consideri alla stregua di un oggetto, uno stupendo e meraviglioso oggetto, ma nient’altro che questo, una sua proprietà, egli è il suo padrone. Ciononostante lei è incapace di odiarlo, vorrebbe, ma lo ama, gli perdona i suoi fasti lontano da lei, le altre donne, paga delle sole briciole, dei suoi ritorni (il cliché, tanto usato, quanto tragico nella sua ripetitiva e assoluta verità, della moglie tradita che sta a casa ad aspettare il marito). Poi i figli, segnati dall’indifferenza di un padre che non li ha mai amati, dal dolore della nostalgia di qualcosa che non hanno mai provato. Odiano e allo stesso tempo amano questo padre assente, quest’uomo autoritario e scontroso che li ha sempre guardati con la delusione e il fastidio negli occhi.
Poi le amanti, gli amici, il gatto, ciascuno dei quali prende la parola per esprimere le riflessioni, le considerazioni, i giudizi su di un uomo che sembra ispirare soltanto sentimenti straordinari ed estremi: odio assoluto, intima ammirazione, profonda venerazione, terrore.

Maestro eccelso, marito venerato, padre temuto e odiato, amante mai dimenticato.
Monsieur Arthens è un uomo che nella sua vita ha lasciato un segno profondo su quanti lo hanno conosciuto. Ma lui, concentrato solo su se stesso e sulla sua arte, a poche ore dal trapasso non cerca la riconciliazione o il perdono o la pace. Egli non vive con disperazione questi ultimi istanti della vita, non è logorato dal rimpianto o dal rimorso. Sa di aver vissuto una vita piena. Suo unico tormento è questa finale battaglia con gli scherzi della memoria, che non gli permette di ricordare questo unico sublime sapore che vorrebbe riassaporare prima di morire. Nelle sue ultime ore si domanda con angoscia:

E se, in fin dei conti, a sfidarmi beffamente fosse qualcosa di insipido?Come l’orrenda madeleine di Proust, quella stramberia pasticcera di un lugubre pomeriggio scialbo, sbriciolata in pezzi spugnosi dentro un cucchiaio di tisana – somma offesa -, magari anche il mio ricordo si associa a una pietanza mediocre, che di prezioso ha solo l’emozione che rievoca: un’emozione che potrebbe svelarmi un dono di vivere ancora incompreso.

Con eleganza Muriel Barbery si addentra nelle memorie culinarie di questo vecchio altezzoso, con meticolosità, e a volte con eccessiva leziosità, descrive i gusti e i sapori, tanto che anche chi non ha mai assaggiato il sashimi, può immaginare la “croccantezza” e la “scioglievolezza” di questa pietanza che “non era né materia ne acqua”, così come può vagheggiare la carne grigliata, l’insalata mechouia, il tè alla menta, le corna di gazzella di Tangeri, o sentire la granulosità e la freschezza del sorbetto all’arancia preparato come un tempo facevano le nonne.
E con bravura la scrittrice riesce a rappresentare le diverse voci e i toni di questo romanzo in un certo senso corale: l’arroganza, il cinismo e i virtuosismi descrittivi  e talvolta eccessivi del vecchio morente; la volubilità e la fragilità, ma anche la rabbia dei figli; la disperazione della moglie; l’amore felino del vecchio e devoto gatto di casa. Un coro che vivacizza un romanzo che altrimenti sarebbe la mera descrizione di abbondanti abbuffate. Un contrappunto al viaggio nella memoria di Arthens che a suo modo da profondità al personaggio del vecchio critico gastronomico.

Estasi culinarie
Muriel Barbery
Edizioni E/O, 2010
€ 8,00

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1 Comment to “Alla ricerca del sapore perduto”

  1. ilaria bonanni scrive:

    Non me lo sono lasciato sfuggire: primo giorno alla fiera del libro, primo acquisto allo stand F04 (logicamente edizioni E/O!). Dopo “L’eleganza del riccio” chi se lo fa scappare! speriamo che le mie aspettative non vengano deluse…(dalla recensione sembra di no…)

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