Che fine farà il mio cane?

Prendo una pausa (dovuta, doverosa, insomma… mi spetta!) dal lavoro. Mi siedo alla scrivania, tolgo le carte che al momento mi sono d’impiccio (bollette, ricette veterinarie, fogli sparsi, bozze da correggere), raccolgo le idee, accendo il pc.

Le intenzioni sono delle migliori: scrivere una nuova recensione (accattivante, informale, originale, in perfetto stile Pub) su Che fine faranno i libri?, un libretto esile, ma denso di informazioni, scritto da Francesco M. Cataluccio sul digitale e sul futuro della carta stampata. Sintetico, utilissimo, comprensibilissimo, lo consiglio a tutti quelli che vogliono capirci qualcosa in materia di ebook e di print on demand. Ne ho regalata una copia persino a mia madre, che dopo aver letto il libro ha finalmente capito cos’è che studio all’università (perché, cara mamma, studiare il digitale non vuol dire fare l’antennista o piazzare parabole satellitari sui tetti!).

Mi avvicino alla libreria, sfilo il volume (edito da Nottetempo, collana “I Sassi”) e prendo a sfogliarlo. Cerco un’idea, uno spunto dal quale partire, un attacco (così usano dire quelli bravi).

Nulla, non mi viene in mente nulla. Vuoto totale.

Eppure sul digitale ne dovrei avere di cose da dire. Studio editoria da oltre un anno, mangio pane e bit a colazione, mi informo sul web, seguo dibattiti e convegni, scrivo su un blog (questo), sono in attesa del primo stipendio per comprare il Kindle di Amazon, sono in attesa di un lavoro che mi assicuri uno stipendio per comprarmi il Kindle di Amazon… insomma, se non ne so io di editoria digitale chi altro?

Eppure nulla, ancora nulla.
Mi accendo una sigaretta. In questi casi fumare mi aiuta.
Lascio la stanza, entro in cucina. Trovo il cane steso sul tappeto, intento a rosicchiarsi l’elenco telefonico.

[Piccolo inciso: Igor, il cane, è un Jack Russel dall’età e dalla provenienza incerta, un trovatello. È entrato nella mia vita due mesi fa, con prepotenza. Ho fatto l’errore di dargli da mangiare un paio di volte e da allora non se ne è più andato, per mia e per sua fortuna. È un divoratore provetto di carta. È capace di fare fuori un libro di duecento pagine in meno di mezzora. Ha una predilezione per i Meridiani Mondadori. Mi domando che sapore  ha la carta di riso...]

Dicevo… il mio è un cane mangialibri. Lo lascio fare, gli allungo addirittura una carezza, tanto non c’è verso di fargli perdere il vizio e in fin dei conti le Pagine Bianche occupavano solo spazio inutilmente.
Torno in camera, mi rimetto davanti al pc.
Che fine faranno i libri? Si chiede Francesco M. Cataluccio (ma poi, mi chiedo io, questa emme puntata perché starà?).
Prendo ancora del tempo, in cerca di quel famoso “attacco” che non c’è verso di trovare.
Leggo le prime pagine del libro, in cui è scritto:

Ho qui accanto a me il “nemico”. Una scatoletta grande come un libretto tascabile, inaspettatamente leggera, del colore incerto di un’alba invernale. È un oggetto piuttosto elegante e sottile: appena 9 millimetri di spessore. Le sue dimensioni sono 20×12 centimetri. Lo schermo è grande 6 pollici con risoluzione 600×800 a 16 toni di grigio. In pratica la stessa luminosità della carta. Si chiama Kindle.

Chiudo il libro, è inutile andare oltre, lo conosco a memoria.
Mi accendo un’altra sigaretta. Di solito aiuta. Di solito.
Igor si affaccia intanto sulla soglia, sbadiglia e poi si lecca i baffi.
Da questo devo dedurre che anche le Pagine Bianche hanno un buon sapore.
Improvvisamente ecco il sospirato attacco:

Ho qui davanti a me il “nemico”. Un animaletto grande come una scatola di biscotti, inaspettatamente vorace, d’età e provenienza totalmente incerta. È un cane piuttosto grassoccio, dalle zampe corte e tozze: appena 9 centimetri di lunghezza. Le sue dimensioni sono 38×22, altezza 27 centimetri. Manto chiaro, giallognolo, con pezzatura bruna a 256 colori. In pratica la stessa colorazione di una coperta in patchwork. Si chiama Igor.

A questo punto vorrei davvero fare quattro chiacchiere al telefono con Francesco M. Cataluccio, ma non ho il numero e, dato che Igor è riuscito a farsi fuori anche l’elenco, non credo che riuscirò a trovarlo facilmente. Ma mi piacerebbe davvero parlarci con Cataluccio e magari invitarlo qui, a casa mia, portarlo in cucina e domandargli, di fronte allo scempio che il cane è riuscito a compiere nel giro di venti minuti, “Francesco, che fine farà il mio cane quando i libri non saranno più di carta?”

Che fine faranno i libri?
Francesco M. Cataluccio
Nottetempo, 2010
€ 6,00
disponibile anche in ebook

Francesco M. Cataluccio è nato a Firenze nel 1955. Ha diretto le case editrici Bruno Mondadori e Bollati Boringhieri. Tra le sue pubblicazioni, la curatela delle opere complete di Bruno Schulz e Immaturità. La malattia del nostro tempo (Einaudi, 2001 e 2004).

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3 Comments to “Che fine farà il mio cane?”

  1. Massimiliano Napoli scrive:

    Bellissimo pezzo! E comunque non credo che il tuo cane sia a rischio-fame, per il momento! Della carta non ci libereremo tanto facilmente…

  2. Silvia scrive:

    Leggevo e pensavo: dove vorrà arrivare? Dopo altre cinque righe: quante sigarette dovrà fumare? Divertente e inaspettato. Bella la domanda conclusiva senza “fine”, nella sua complessità e per le riflessioni che genera, come la cartacea fame di Igor.

  3. Ilaria scrive:

    Davvero originale. Io credo, comunque, che Igor potrà tranquillamente continuare a divorare ciò che più gli piace. Non sarà così facile sostituire il “cartaceo”. Almeno io lo spero.

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