E se una storia prende vita? Intervista a una Persona-libro

Ho visto una ragazza raccontare una storia, così su due piedi, per la strada. La gente si fermava ad ascoltare, qualcuno sorrideva, altri ne approfittavano per leggere al volo un sms, altri ancora si guardavano intorno alla ricerca di qualcosa (ma non c’era nulla!) E tutti seguivano le sue parole, in qualche modo. Era come se aspettassero da sempre quella parentesi fantastica nel flusso monotono delle loro vite frenetiche. Poi il racconto finì, e ognuno se ne andò per la sua strada.

Tutto ciò è accaduto davvero, non è mica una storia! Ci sono ragazzi e ragazze che vanno in giro a raccontare storie, o meglio libri. Non sono attori teatrali, non sono bookreaders, non sono critici… semplicemente raccontano le storie che si leggono, danno corpo e voce alle parole, regalano qualche momenti di vita a un testo. Sono le Persone-libro.

La loro storia comincia qualche anno fa, quando l’associazione no-profit Donne di Carta decide di metter su un’idea vista in Spagna: imparare a memoria brani, capitoli o addirittura libri interi, e andare in giro a raccontarli alla gente (soprattutto laddove di libri ve ne sono pochi o non ve ne sono affatto). Semplice e geniale.

Il progetto cominciò bene e andò sempre meglio, tanto che oggi le Persone-libro sono tantissime, sparse per l’Italia. Noi ne abbiamo incontrata una: Maria Rosaria Ambrogio. Una ragazza semplice e allegra; ci parla con voce calma, equilibrata, e con un pizzico di determinazione; le sue parole non mascherano emozioni e la grande passione per ciò che fa. Ci accoglie con un sorriso enorme, prima ancora di stringerci la mano…
Chi sono le Persone-libro? Cosa fanno? Le chiediamo subito.

MRA: Sono persone che imparano a memoria parti di libri, capitoli, paragrafi, o anche solo righe di un testo e hanno il piacere di raccontarlo a chi si ferma ad ascoltarle.

MN: Perché raccontare, e non leggere?
MRA: Intanto per una maggiore confidenza che si stabilisce tra chi parla e chi ascolta. Raccontare, e non leggere, permette di guardare negli occhi chi ti ascolta, permette di essere interpretativi in modo molto naturale, senza nessun oggetto intermediatore tra chi propone qualcosa e chi la riceve. Per esempio, prendiamo la vista: se ti guardo mentre ti racconto qualcosa ho più possibilità di essere comunicativa, di trasmetterti un’emozione; se leggo il mio sguardo non ti arriverà.

MN: Nel raccontare si stabilisce un contatto con l’ascoltatore (prima di tutto con lo sguardo) che nel leggere tende ad interrompersi…
MRA: Sì, ritarda l’arrivo del messaggio. Non dimentichiamo che nasciamo predisposti a una cultura orale: i primi messaggi narrativi che ci vengono dati sono letti a voce alta da una persona che ce li trasmette; non abbiamo codici innati per interpretare un testo scritto e ci portiamo dentro questa esperienza. Noi riceviamo qualcosa che qualcun altro sta facendo per noi.

MN: Riuscite a capire quando l’ascoltatore è maggiormente coinvolto? Ci sono dei passaggi particolari che attraggono di più l’attenzione?
MRA: Dipende dai testi. Un testo ironico cattura più di un testo drammatico, ma bisogna considerare che ci sono popoli e persone più propense all’ascolto e altri più “frettolosi”. Per esempio, in Italia è molto difficile catturare l’attenzione delle persone d’impatto: se vado in metropolitana a raccontare un libro, qui in Italia si fermano due persone su dieci, in Spagna otto. È una questione di educazione all’ascolto. Comunque, testi che hanno scambi di battute più serrati catturano di più. Oppure se una persona che in un certo momento è particolarmente malinconica, o più chiusa in se stessa, sente una voce che parla in maniera tranquilla e pacata, sicuramente si ferma con meno timori.

MN: Quali testi colpiscono di più: i classici o i contemporanei?
MRA: I classici, i sempreverdi. Ma in realtà le buone scritture, in generale. L’esordiente, oggi, deve essere qualitativamente davvero bravo.

MN: Come risolvete la questione dei dialetti?
MRA: Allo stesso modo dei testi italiani, senza problemi. Per esempio, il dialetto romano lo portiamo moltissimo anche in altre città d’Italia… il fatto è che più sei naturale, più è impossibile mascherare il dialetto. Abbiamo portato testi della Ferri o di Pasollini tranquillamente, e anche quelli arrivano con effetto. L’importante è far scattare quella risonanza fra te, l’ascoltatore e il testo.

MN: Un’esperienza di condivisione fra chi racconta e chi ascolta…
MRA: Sia che lo racconti, sia che lo ascolti, deve crearsi quel richiamo, quella risonanza dentro di te.

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8 Comments to “E se una storia prende vita? Intervista a una Persona-libro”

  1. Ernestina Grande scrive:

    Persona -libro: due mondi uniti attraverso un nuovo modo di condividere parole ed emozioni. Decisamente affascinante :)

  2. Martina Volpe scrive:

    OK leggiamo un testo. Ma quanto vive un testo nelle sue infinite rielaborazioni? Pensiamo a Donne di carta: la loro è una scelta di campo. Vivono il testo non solo con i propri occhi, ma con il corpo, con la voce, con il contatto con l’altro. E quel testo raccontato, nel frattempo, già non è più loro…ma di tutti.

  3. ilaria bonanni scrive:

    Donne di carta rovescia il paradigma classico permettendo finalmente anche al libro di servirsi di uno strumento di comunicazione: l’uomo che, con umiltà e entusiasmo, si mette al servizio del testo…mi piace…

  4. Luca Celea Gabriele scrive:

    Lo ammetto: seguo le donne di carta da molto tempo (ne ho intercettate due o tre nel giro di questi mesi, su facebook e nelle varie occasioni pubbliche) e mi son sempre domandato “perché solo Donne di carta? E gli Uomini?”… Questo per dire che se anche gli uomini fossero ammessi al progetto avrei aderito già da molto, molto, moltissimo tempo! Ho speranza ? ;)

  5. Silvia Lucchetti scrive:

    Bello!!! Il ritorno dei Cantastorie :) … mi piacerebbe tanto incontrare questi aedi moderni per le strade di Roma.

  6. sandra giuliani scrive:

    un’intervista che ha i toni della naturalezza propri delle persone libro: chi ringrazio di più? il giornalista o la persona libro che era in strada? e leggendo i commenti so che questa giornata sarà una festa da condividere con tutte le persone libro da Roma a Bari, dal Veneto a Cagliari, da Firenze, Empoli, Pisa, Arezzo a Milano passando per Bastia Umbra… e così le ho nominate tutte le città dove esistono.
    Le persone libro sono uomini e donne, l’Associazione Donne di carta che le sostiene si chiama così perché è un’idea nata da 4 donne. Non ci sono limiti né discriminazioni né separatismi: di fatto sono di più le donne che fanno le persone libro, quindi ogni uomo che condivide questa passione… è più che invitato a farsi avanti. Ogni cellula ha un suo responsabile e una sede dove fa formazione per le nuove leve: dire e ascoltare, essere naturali… questi i cardini. A Roma potete scrivere a info@donnedicarta.org per ricevere “istruzioni” e le avrete al volo perché l’obiettivo è il contagio, parola di Presidente. Grazie.
    http://www.donnedicarta.org

  7. Riccardo Sgroi scrive:

    Ironico passare un paio di fiere sull’editoria ammucchiando belle parole per l’inevitabile rivoluzione digitale e riscoprirsi innamorati del semplice ascoltare.
    Ovvio che non si tratta di scegliere tra l’uno e l’altra, ma secondo me una voce suadente invita alla lettura più di sfavillanti colori intrappolati in infiniti pixel.

  8. Flavio Camilli scrive:

    Ritorno al passato: la scrittura è stata una benedizione (siamo tutti qui a giovarne) ma ha spesso individualizzato una agente di socializzazione potentissimo come il racconto: ritrovare adesso il paicere di ascoltare adesso una storia attraverso una voce che non è quella dentro la mia testa sembra un’esperienza allettante. Spero di poter assistere presto!

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