Calabria 1992: il segreto dei “lupi feroci”

Da molti anni si cerca di svelare il segreto dei “lupi feroci” che vivono tra le montagne dell’Aspromonte e che continuano silenziosi a dettare legge, a governare e a tenere in vita i loschi  commerci di tutte le mafie del mondo: la droga, il riciclaggio dei profitti, gli appalti, il pizzo. Dalle tane in montagna alla pianura: Taurianova, Gioia Tauro, Scilla, Palmi, Reggio. In questi luoghi la mafia calabrese prende forma attraverso i servitori dello stato, tutti artefici e vittime di corruzione mentale, culturale, sociale, difficile da estirpare. Il centro siderurgico mai nato, la costruzione del porto dei container già in gran parte ultimata, oliveti per centinaia di ettari abbattuti, file di camion per sterrare i campi e far posto al cemento. «A loro, potentissimi, i miliardi; alla manovalanza dell’Aspromonte le briciole».I lupi feroci vivono nell’Aspromonte ma non sono più molti: il commercio della droga e il riciclaggio dei profitti ha trasformato i lupi in iene o serpenti o volpi, frequentano i partiti di governo e le banche, hanno amici potenti a Zurigo, alle Isole Vergini e nel Liechtenstein; i figli li mandano all’Università.

Siamo nei primi anni ’90 e la ‘ndrangheta è più ricca e invadente che mai, tanto che dai piccoli borghi rifiugio il male di vivere del sud diventa dell’Italia intera e del mondo intero. I malviventi calabresi vengono descritti  come uomini dominati dalla cultura del maiale (nel senso che i nemici e gli avversari vengono appesi a un piede come i maiali, e poi scannati)e, come bruti che festeggiano gli assassini a capra arrostita e champagne. Ma di chi è davvero la colpa? Della solita politica clientelare? Dei Piromalli, dei Pesce, dei Macrì, dei Pisano, dei Rogolino, degli Strangio? Oppure è la nazione intera a non volersi prendere cura della Calabria, anche attraverso il sistematico disinteresse e silenzio sul dibattito che in Calabria esplode assai spesso sulla stampa locale? E lo Stato cosa fa? Fa davvero, come confessa il giudice Macrì a Bocca, “la parte della Croce rossa, soccorre i feriti, tiene il conto dei morti, avvisa le famiglie”?.

Viene da chiedersi, non senza malinconia: dove sono finiti gli Alvaro, i Russo, i Madeo? Tutti sacrificati sull’altare dei tagli alle “note viaggi”? Oppure tutti azzittiti dai tanti premi letterari e giornalistici che la Calabria offre ai suoi figli illustri?  La Calabria viene raccontata da molti punti di vista, anche da quelli impietosi, ma solo a condizione che servano da spunto per moltiplicare le opinioni, e non già per mettere pietre tombali sulla condizione dei calabresi, che non hanno bisogno né di “de profundis apocalittici né di irreali nostalgie di Pitagora e di Campanella”.

Aspra Calabria

Aspra Calabria  
Giorgio Bocca
Rubbettino, 2010
€ 7,90

Giorgio Bocca (Cuneo 1920) è partigiano e giornalista, dall’”Europeo” al “Giorno”. Nel 1975 è tra  i fondatori di “La Repubblica” della quale è tutt’oggi editorialista. Conduce su “L’Espresso“  la rubrica L’antitaliano.

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2 Comments to “Calabria 1992: il segreto dei “lupi feroci””

  1. Flavio Camilli scrive:

    Sintetica, tagliente, ben dosate analisi e domande per il lettore! Un unico appunto: se il tema del libro è decisamente chiaro non capisco bene in che modo è articolato: si tratta di un romanzo? di un saggio? mmm…
    Comunque mi piace sempre leggere nelle recensioni che si va oltre il testo e la recensione diventa un po’ il pretesto per parlare dei temi, o anche per “attaccare” la coscienza del lettore… certo è che la Calabria soffre da sempre di una specie di febbre da stereotipo, come la Sicilia e la campania per altri motivi. Quando ormai è abbastanza risaputo che la case delle mafie sono solo punti d’appoggio in pellegrinaggi che coinvolgono tutta la penisola.
    A pensarci bene, però, la maggiorparte delle regioni italiane hanno una bella etichetta stampata sopra… sarà, a un certo livello, colpa degli italiani?

    • Martina Campagiorni scrive:

      Più che un romanzo o un saggio vero e proprio definirei Aspra Calabria come una sorta di analisi dettagliata del problema mafia, anzi un confronto tra la Clabria e la situazione presente in altre regioni del Sud Italia.

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