Quando un personaggio pubblico cade in un attentato o per mano armata, lo si ricorda più per la tragica fine che per le cose fatte in vita. Perché nell’immaginario collettivo resta lo shock, l’esito terribile di una scomparsa traumatica. È successo al 35° presidente americano John Fitzgerald Kennedy, freddato a fucilate a Dallas nel 1963. E a John Lennon, cantante dei Beatles, ucciso con quattro colpi di pistola a New York nel 1980. E pure a Luciano Re Cecconi, colpito a sangue freddo nel 1977 a Roma da una calibro 7.65. Solo che per il centrocampista di Nerviano la vicenda è diversa…

La vicenda è diversa perché i giornali dell’epoca scrissero che Luciano Re Cecconi venne ucciso da un gioielliere per un tragico scherzo. Mani in alto, questa una rapina la frase, ecco la frase incriminata. Un gioco beffardo, tramutatosi in tragedia aveva mandato a miglior vita uno dei trascinatori della Lazio di Maestrelli, campione d’Italia nel 1974. In meno di un mese il processo era terminato con l’assoluzione del gioielliere. Il messaggio era passato, l’etichetta, era stata posta: Re Cecconi è un incosciente, uno sprovveduto che ha pagato a caro prezzo la sua esuberanza. Ci furono intellettuali che strumentalizzarono il caso, come Alberto Bevilacqua, che ne fece addirittura una questione politica, bollando lo scherzo della vittima e la reazione del gioielliere come esempi della cultura di destra.
Tuttavia, c’è chi non ha mai creduto a questa verità fatta passare dai giornali. In primis, il compagno di squadra di Re Cecconi e suo amico fraterno Gigi Martini, che ha sempre descritto Cecco come persona saggia e responsabile.
Così, 35 anni dopo la scomparsa dell’“Angelo Biondo”, il giornalista Maurizio Martucci ha provato a scacciare via i pregiudizi e gli stereotipi che accompagnarono tutto il caso Re Cecconi e a far luce sull’intera vicenda con questo libro-inchiesta. Il suo è un lavoro lungo e paziente che ricostituisce passo dopo passo tutta l’evoluzione del caso: da una breve descrizione del contesto storico in cui si sviluppa la vicenda (siamo negli anni di piombo), alla minuziosa riproduzione di quella funesta giornata che si concluse con la morte del giocatore, fino al riordino delle carte processuali, dove si sottolineano le innumerevoli contraddizioni fra le varie testimonianze. Alla fine la verità che emerge è una, dirompente e sino ad oggi ignorata: non fu uno scherzo a uccidere Re Cecconi. La pallottola lo raggiunse e lo uccise senza un senza un motivo. Egli restò vittima di un avventato equivoco, una terribile disgrazia figlia di una congiuntura al cardiopalmo di fattori allucinati. Cecco fu una vittima e basta, non un burlone che se l’era andata a cercare. E non sfidò affatto il destino con un gioco in stile roulette russa, visto che a casa l’aspettavano una giovane moglie, un figlio di soli 2 anni e una bimba di appena 6 mesi. Forse, cosa accadde esattamente quella maledetta sera del 18 gennaio 1977 non lo sapremo mai, ma il libro riscatta la solidità morale dell’uomo. E ci insegna a ragionare senza preconcetti.
Non scherzo. Re Cecconi 1977, la verità calpestata
Libreria sportiva Eraclea, 2011
€ 10,00
Maurizio Martucci è giornalista e scrittore. Ha aperto il filone di inchieste sulla cronaca nera del calcio coi libri “11 Novembre 2007, l’uccisione di Gabriele Sandri una giornata buia della Repubblica”, “Cuori Tifosi, quando il calcio uccide. I morti dimenticati degli stadi italiani”. Attualmente è direttore della Biblioteca del Calcio.


