Quando la nonviolenza diviene una necessità


Certamente, a livello individuale, pochi nonviolenti sono della statura di un Gandhi (come pochi “potenti” sono – per fortuna – della “statura” di un Napoleone, di un Hitler o di uno Stalin): come la mitezza, anche la nonviolenza appare per gradi: c’è chi ne ha più, c’è chi ne ha meno.

La narrazione della tragedia sofoclea di Antigone e Creonte come  spunto per riflessioni etiche e morali: è questo l’obiettivo di Giuliano Pontara nel libro Antigone o Creonte. Etica e politica, violenza e non violenza. Lo studioso pone a confronto le azioni di questi due grandi personaggi simbolizzandone la dicotomia al fine di provare a descrivere i modi diversi di fare politica, di interpretare la legge che regola una società e i rapporti tra i suoi abitanti. Il tema centrale è, quindi, il rapporto che intercorre tra etica e politica: protagonista indiscussa è la natura stessa dell’agire politico, ovvero se soggiaccia o meno a limiti ed esigenze di natura morale e se sia possibile partecipare efficacemente alla politica pur non essendo affatto disposti a “lordarsi le mani col sangue altrui”.

Nell’incipit Pontara, per chi non conoscesse la tragedia di Sofocle, ne ricostruisce brevemente la trama: alla morte del re tebano Edipo, il figlio Polinice, a capo di una fazione di rivoltosi, tenta di disfarsi del fratello Eteocle per ottenere il trono. Ma, nella battaglia, i due si uccidono a vicenda. Il potere passa, quindi, a Creonte: per soffocare sul nascere le rivolte dei compagni di Polinice, il re ordina che alla salma del nipote non venga data sepoltura. Nessuno osa ribellarsi, tranne Antigone, promessa sposa di Emone, figlio del re. La ragazza, simbolicamente, sparge della terra sul corpo del fratello e Creonte, ignorando le suppliche del figlio e scegliendo di obbedire ai dettami della legge, ordina di giustiziarla

Secondo Giuliano Pontara nella tragedia di Sofocle la diversità tra i due “eroi” risiede nel fatto che Antigone si pone delle leggi morali valide per ogni agire umano, mentre Creonte è fautore della dottrina dell’immoralità politica, per cui l’agire politico va al di là del bene e del male, del giusto e dell’ingiusto.

L’agire politico, a differenza dell’agire privato, non è espressione di una volontà libera. Creonte firma la condanna a morte di sua nipote Antigone e sacrifica così anche la felicità del proprio figlio Emone perché questo è quanto il suo dovere morale di uomo di Stato richiede. Egli giustifica il proprio agire, l’obbligo morale di massimizzare il bene dello Stato cui si appartiene. Antigone, invece, è convinta che si debba dare ai morti una dignitosa sepoltura, in particolare al fratello. La giovane viola apertamente la legge, ma accetta la sua punizione

Un ampio dibattito è, inoltre, dedicato al tema della disobbedienza civile, intesa come “trasgressione intenzionale e selettiva di leggi, motivata da ragioni morali con scopi politici”. Lo stesso Gandhi, dopo aver letto il saggio di Thoreau del 1949 Resistance to civil government, mutò il termine “civil disobedience” per caratterizzare il movimento di lotta non violenta da lui creato. Ed è proprio il conflitto scaturito, nel corso della storia, dall’uso, e quindi inevitabilmente dalla scelta, della violenza e della non violenza da parte degli uomini che Pontara analizza in ultima battuta: lo studioso si sofferma, in particolare, sulla spiegazione della satyagraha, la modalità di lotta scelta da Ganghi e sulle caratteristiche conformi al suo impiego, quali l’astinenza dalla violenza, la disposizione per gli uomini al sacrificio e il rispetto della verità. La lotta non violenta degli insegnanti norvegesi al regime nazista di Quisling nel 1942, quella contro i regimi comunisti, contro l’apartheid in Sud Africa o l’Intifada sono solo alcuni degli esempi che Pontara richiama per dimostrare quanto “la non violenza, il satyagraha o la forza (mite) della verità, più che non essere una virtù, è una necessità”.

Antigone o Creonte. Etica e politica, violenza e non violenza

Giuliano Pontara

Edizioni dell’asino, 2011

€ 12,00

Giuliano Pontara ha insegnato per trent’anni Filosofia pratica all’Università di Stoccolma ed è uno dei più profondi e acuti studiosi e interpreti a livello internazionale dell’opera di Gandhi. Tra le sue opere: Etica e generazioni future (Laterza 1995), Guerre, disobbedienza civile, nonviolenza (Gruppo Abele 1996), il saggio sul pensiero etico-politico di Gandhi che introduce Teoria e pratica della nonviolenza del Mahatma Gandhi (Einaudi 1996).

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1 Comment to “Quando la nonviolenza diviene una necessità”

  1. cesaredigiovanni scrive:

    E’ un libro che va letto con estrema attenzione e interesse, soprattutto nei licei classici dove l’ANTIGONE di Sofocle si studia in letteratura greca o può essere il testo scelto come tragedia nella terza liceale. E’ un libro che ci schiude anche l’orizzonte della democrazia troppo spesso masticata in maniera impropria. Cesare Di Giovanni

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