Diversamente intelligenti nell’era digitale


Foto di Daniele Bonanni

Vi è mai capitato di soffermarvi a riflettere su quanto Internet abbia cambiato la vostra vita?  Tutti ci rendiamo conto di quanto con la diffusione del web sia diventato più facile e veloce comunicare, quanto le distanze risultino ora ridotte tanto da non rappresentare più una barriera per lo scambio di  informazioni. Quasi sicuramente, però, non tutti sanno che la rete, offrendoci  infinite agevolazioni, sta pian piano modellando l’attività cerebrale rendendoci più simili a lei.

Basandosi sulle ultime scoperte sul funzionamento del cervello, Nicholas Carr prova ad analizzare le ripercussioni cognitive dell’utilizzo del pc, come e in che misura la rete stia cambiando progressivamente la struttura del cervello umano, riprendendo e sviluppando ulteriormente il suo saggio Is Google making  us stupid?

La necessità sempre maggiore di informarsi in streaming, di comunicare, di scambiare e condividere contenuti, di sentirsi parte di una comunità partecipativa veste Internet del ruolo di protagonista in quella che il sociologo spagnolo Manuel Castells definisce la contemporanea “era dell’informazione veloce”, trasformando il computer da strumento nato come macchina di calcolo in vera e propria protesi sensoriale.

La rete modifica lo stile di vita, la modalità di comunicare, ma anche – cosa meno ovvia e intuitiva – il sistema percettivo e cognitivo di chi se ne serve, determinando la comparsa di nuove forme di vita: i “nativi digitali“, figli di una società multimediale e telematica e per questo circondati fin dalla nascita da strumenti interattivi, tanto da considerarli parte integrante (e imprescindibile) del proprio habitat naturale. Interagendo costantemente con tali strumenti multimediali, immediati e dalla memoria sconfinata, inconsapevolmente offriamo a questi la possibilità di intorpidire, paradossalmente, proprio quelle capacità percettive che hanno il compito di amplificare, generando così una nuova forma d’intelligenza.

Quindi Internet ci rende migliori o peggiori? I cambiamenti che il nostro sistema percettivo-cognitivo subisce a contatto con le nuove tecnologie digitali sono positivi o negativi? La rete ci rende stupidi o intelligenti?

A detta di Carr, le nuove facoltà rendono l’uomo vincente all’interno di una realtà digitale, ma inadatto rispetto a quella gutemberghiana: l’immaginazione, l’apprendimento, la memoria, la capacità critica, l’attenzione, la lettura e la scrittura lineare lasciano spazio a funzioni cognitive più elementari ma maggiormente utili, rendendoci solo “diversamente intelligenti”.

La rete ci rende più intelligenti, in altri termini, soltanto se definiamo l’intelligenza con gli standard della rete stessa. Se invece ci basiamo su un’idea più ampia e tradizionale d’intelligenza – se consideriamo la profondità del pensiero e non soltanto la sua velocità – dobbiamo arrivare a una conclusione diversa e ben più inquietante.

Dieci capitoli che ripercorrono la storia dei supporti, dei tipi di scrittura e delle modalità di fruizione dei contenuti senza tralasciare le conclusioni a cui gli studi sul cervello hanno condotto, analizzando il livello di influenza che ogni singolo mass medium ha sul nostro apparato sensoriale e cognitivo. In modo dettagliato e mai superficiale, ma soprattutto non dando mai nulla per scontato, Nicholas Carr fornisce al lettore una serie di nozioni storico-culturali sui processi comunicativi: passando in rassegna gli strumenti che li hanno resi possibili nel tempo e le diverse aree cerebrali coinvolte nell’utilizzo degli stessi, passando dallo necessità di sviluppo di circuiti neuronali in grado di collegare le aree della vista con quelle del suono e del significato palesatasi con la nascita della scrittura, alla fortificazione delle capacità visuo-spaziali resasi indispensabile con l’avvento e l’uso sempre meno facoltativo della rete.

Un libro interessante che consiglio vivamente agli studiosi di neuroscienze cognitive, ma che credo possa appassionare, senza spaventare troppo considerando la sua facile lettura, anche coloro che non sono esperti del settore ma solamente curiosi di conoscersi un po’ meglio.

Internet ci rende stupidi?

Nicholas Carr

Raffaello Cortina Editore

€ 24,00

traduzione a cura di Stefania Garassini

Nicholas Carr nasce in America nel 1959. Si dedica alla scrittura di libri, articoli e saggi in cui analizza il rapporto tra tecnologia, business e cultura. Collabora attualmente con “The New York Times”, “The Financial Times”, “Wired” e altri periodici. Dal 2008 è membro del comitato di consulenti editoriali dell’Encyclopedia Britannica.

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1 Comment to “Diversamente intelligenti nell’era digitale”

  1. Luca Celea Gabriele scrive:

    Nicholas Carr sostiene – in sintesi – che l’utilizzazione della rete modifica sensibilmente la struttura del cervello umano e che le nostre capacità cognitive sarebbero di fatto già cambiate moltissimo (e per giunta nel giro di appena un decennio): siamo tutti incapaci di leggere testi lineari perché troppo abitati a saltare qua e là da un’informazione all’altra (“effetto link”), perché distratti da altro e perennemente in bilico tra una piattaforma e l’altra. Internet ci sta rendendo – in grandissima sintesi – stupidi, più stupidi delle generazioni che ci hanno preceduto. Dobbiamo credere a Carr? Personalmente ritengo che il suo incontenibile allarmismo sia da riassorbire: è pur vero che le nostre abitudini sono cambiate in poco tempo per far spazio a nuove competenze (non inviamo più lettere scritte a mano ma solo email; non ci informiamo più solo attraverso i libri e i quotidiani ma sempre più attraverso le pagine web), ma del resto millenni e millenni fa noi tutti eravamo cacciatori infallibili armati di arco… oggi chi sarebbe più in grado di centrare un’antilope in corsa con una sola freccia?

    Per non parlare poi degli studi che Carr porta a sostegno della propria tesi. Cosa ci dimostrano? Nulla di catastrofico: il cervello muta. Punto.

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