Sud: terra ricca di storia e natura; Nord: terra ricca. Da sempre due realtà contrapposte, due mondi estremamente distanti. Cosa li differenzia? Semplicemente una diversa gestione.
È questa la tesi che emerge dal saggio del calabrese Domenico Ficarra.
Molti si chiederanno il perché di questo divario insormontabile: perché il Sud non riesce a emergere come meriterebbe? Tanti sono gli sbagli commessi dallo Stato, tante le mancanze, ma ora il Meridione vuole giustizia, vuole vedere affermati i propri diritti, vuole far sentire le proprie ragioni.
Il tempo trascorre e le generazioni si succedono rinnovandosi [...]. I meridionali di oggi, pur conservando i caratteri della gente mediterranea, sono ben diversi dagli stereotipi del passato (e lo erano anche allora); ed essi, pur desiderando restare collegati alle altre regioni italiane, pretendono che si porti rispetto alla dignità e ai diritti della loro piccola patria pretendono di essere, nei giusti limiti, gli artefici del loro domani.
A 150 anni dall’Unità d’Italia, la situazione del Mezzogiorno è ancora drammatica e di certo ai meridionali non può esserne data la colpa. Non tutti gli abitanti del Sud erano favorevoli all’Unità del paese, poiché molti avevano già previsto che con questa nuova politica diverse cose sarebbero cambiate, e in peggio. Innanzitutto con l’Unità sarebbe stato difficile mantenere il pieno controllo sul territorio, quindi anche su usi e tradizioni. Forse la questione di fondo è semplicemente questa: il Nord ha gestito le terre del Sud in modo egoistico e il Sud non ha saputo – o potuto – opporsi a questo. Le industrie che dal Nord si sono trasferite al Sud lo hanno fatto non per aiutare il Mezzogiorno, ma per aiutare se stesse. Sarebbe bastato incentivare le attività locali, come l’artigianato e il turismo, per creare una solida base economica. Anche se, intorno al 1950, lo Stato si rese conto dei problemi del Mezzogiorno, i provvedimenti presi non furono sufficienti ad arginare il problema.
In un momento storico come questo, in cui si sente spesso parlare di Padania, federalismo e secessione, ritorna alla ribalta un altro tipo di rivendicazione: il movimento meridionalista, che chiede di gestire autonomamente la propria economia attraverso forme di protezione dei prodotti meridionali e di incentivi. Rimettendo in moto un’economia ormai spenta e fiacca, ne gioverebbe l’intera nazione.
Mafia, camorra, ‘ndrangheta nascono da un disagio sociale ed economico: dove lo Stato lascia un vuoto, là interviene la malavita. Ficarra afferma che bisogna puntare su un’agricoltura moderna, sul ritorno all’artigianato; bisogna imparare a sfruttare il Mediterraneo. Servono cambiamenti rapidi e mirati e per farlo bisogna avere l’appoggio di tutti, Nord in primis.
Le ragioni del Sud. Riflessioni tra l’unità d’Italia e Bossi
Domenico Ficarra
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Domenico Ficarra è nato nel 1922 a Reggio Calabria, dove risiede. Ordinario di Storia e Filosofia nei licei, ha pubblicato: L’educazione alla salute in Occidente (Laruffa, 1987), Sulla diversità della Calabriain Utopia e rivoluzione in Calabria (Pellegrini, 1992), Storia della Calabria (Falzea, 1995) e Punti di riferimento (Laruffa, 1998).


