Precaria sì, ma con stile

Emma Travet, ventisei anni, pubblicista, abita in una città di provincia vicino a Torino. In Voglio scrivere per Vanity Fair racconta la sua vita quotidiana e in particolare le sue giornate di ordinaria precarietà. Il suo sogno è quello di riuscire a scrivere un giorno per una testata giornalistica affermata, magari a tiratura nazionale. Per il momento, invece, deve accontentarsi del lavoro di pubblicista presso una redazione locale, in cui è a dir poco sfruttata dal suo capo, Mr Vintage, l’uomo meno cool della Terra, soprannominato così per gli abiti datati e odoranti di naftalina. Ed è attraverso i problemi familiari e quelli col fidanzato (che di lì a un mese diverrà suo marito), le amiche un po’ pazze (con le quali trascorrerà indimenticabili serate in una Torino tutta da scoprire) che Emma ci racconta in modo ironico e con una vena malinconica, il dramma di tanti aspiranti giovani giornalisti di oggi.

I miei sogni di gloria si sono subito infranti contro la cravatta di Paperino indossata da Mr Vintage, il giorno in cui ho firmato il contratto da Co. Co. Pro. (collaborazione coordinata a progetto. Cioè: “Complimenti, ti stiamo prendendo in giro con il tuo consenso, ti spremeremo finché ci sarai utile e poi ti lasceremo a casa, senza indennità di disoccupazione, maternità, contributi. E nel caso non ti andasse bene il contratto, non c’è problema, chiameremo altro sfigato come te, tanto la fila è lunga”).

In sintesi: 699 euro (netti) al mese per quaranta ore settimanali, ferie escluse e un misero tetto per i rimborsi. Certo è che guadagnerebbe di più a fare la cassiera al supermercato, ma la voglia di combattere per realizzare il suo sogno le ha dato il coraggio di firmare lo stesso, con la speranza che magari, in futuro, cambi la faccenda. E invece il tempo passa tra interviste ai soliti politici locali di turno, una cronaca a dir poco inesistente, la sagra dell’asparago e la mentalità di paese. Finché un bel giorno, in qualità di inviata-autofinanziata alla fashion week di Milano, le si presenta un’occasione d’oro: un’intervista al direttore di Vanity Fair, proprio la testata alla quale invia un curriculum a settimana più o meno da due anni. Chissà se ce la farà…

Seguendo il motto “precaria sì, ma con stile” e sfoggiando una gioia di vivere invidiabile, Emma Travet ci insegna a sopravvivere in tempo di precarietà, senza scoraggiarsi e senza rinunciare a quelle piccole cose che rendono uniche giornate altrimenti tutte uguali.

Voglio scrivere per Vanity Fair

Erika Vagliengo

Memori, 2010

€ 14,00

Erika Vagliengo nasce a Pinerolo nel 1977. Giornalista free lance e caporedattrice del mensile “Lookout magazine”, adora lasciare traccie su internet, collezionare borsette, l’arte contemporanea e il caffè macchiato. Scrive con lo pseudonimo di Emma Travet e ha lanciato in rete l’innovativo progetto Emmat: self marketing lagato al romanzo e supportato da partecipazioni a mostre, eventi vari e interviste in radio e tv.

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