LibrInnovando: Celo – Mi manca (soprattutto mi manca)

*Nella foto: partecipanti a LibrInnovando nel tradizionale “celo – mi manca”. Ma aspetta, c’è qualcosa che non va…

Cos’è stato LibrInnovando?
Non propriamente quello che mi aspettavo.
Sono arrivata al primo giorno carica ed entusiasta, e il workshop è stato estremamente piacevole. Mi vanto, per merito d’altri, che gran parte degli argomenti trattati, partendo dalla filiera di produzione fino ai DRM, già li conoscevo grazie ad alcuni corsi seguiti in Facoltà e a quei professori consapevoli che insegnare vuol dire stare al passo col mondo che si trasforma, quei professori che assomigliano a una boccata d’aria fresca.
Per quanto riguarda il secondo giorno, il cuore di LibrInnovando, è qui che sono rimasta un po’ delusa.
Tanto il lavoro fatto, e con il work in progress crescevano aspettative e curiosità. Eppure qualcosa è andato diversamente da come mi aspettavo…

Da studentessa il rammarico più grande è stato la scarsa partecipazione del Corso di Laurea. Viviamo una situazione universitaria al limite del precario: ogni anno verso settembre si assiste a un crudele toto scommesse sul destino del nostro CdL. Ogni autunno a queste paure si sovrappongono le voci, rabbiose e determinate, di chi ribadisce che il CdL di Scienze dell’Informazione, della Comunicazione e dell’Editoria è il corso che ha più successo e credito all’interno della Facoltà di Lettere e Filosofia e fa di tutto per riuscire a mantenerlo in vita, nonostante le restrizioni della riforma Gelmini.
Già, la riforma Gelmini è un po’ come la crisi: tutti ne hanno parlato, tutti sono scesi in piazza a manifestare e tutti, subito dopo, sono tornati ai propri posti, ché tanto non potevano fare molto, ché tanto le conseguenze erano così lontane e forse neanche li avrebbero colpiti direttamente. Le conseguenze, purtroppo, ci sono. Per il nostro Corso di Laurea, ad esempio, portano all’impossibilità di rinnovare gli insegnamenti a contratto di diversi docenti (i famosi “contratti a un euro”, che permettono a professionisti o esperti in specifici settori, non assunti dall’università, d’insegnare senza essere retribuiti perché i soldi, in fondo, non ci sono). Va da sé che senza i corsi principali rischiamo semplicemente di estinguerci.

Uno dei mezzi che abbiamo a disposizione per dimostrare che meritiamo di essere “salvati” è quello di organizzare con successo eventi importanti come LibrInnovando. Al momento di tirare le somme, di raccogliere i frutti di tutto il lavoro, invece, cosa succede? All’evento erano presenti appena tre professori del Corso di Laurea e nessun altro dell’intera Facoltà; gli studenti si contavano sulle dita d’una mano e, ciliegina sulla torta, il Preside non è riuscito a rimanere in Auditorium neanche il tempo dell’applauso forzato al termine del suo discorso. Capisco che questo con LibrInnovando c’entra e non c’entra ma, vista l’importanza che aveva la presenza del Corso all’evento, la latitanza dei professori e soprattutto degli studenti ha vanificato una parte del lavoro fatto, non ha permesso di trasmettere un messaggio importante, intaccando la natura dell’evento stesso.
Noi che dovremmo rappresentare una bella porzione di lettori, noi che dovremmo – o perlomeno vorremmo – lavorare proprio in questo settore dove eravamo finiti quel giorno?

I lettori, tuttavia, c’erano: hanno sfidato il caldo di un giorno festivo e, coraggiosi, hanno resistito in Auditorium tutte le otto ore dell’evento. Eppure devono essersi trovati in difficoltà, forse intimoriti dagli argomenti trattati e dall’autorevolezza dei relatori, probabilmente scoraggiati dalla lunghezza degli interventi, magari scontenti della struttura troppo convenzionale dei panel, perché non hanno partecipato come avrebbero dovuto, non sono stati parte attiva del dibattito come ci saremmo aspettati.
Errori del pubblico, quindi, ma anche errori di organizzazione e struttura hanno portato LibrInnovando a rivolgersi, forse, ai soliti addetti ai lavori, a quelli che l’editoria la fanno o provano a farla con i mezzi che hanno a disposizione e troppo poco a quei lettori che la head line della locandina rassicurava tanto (“Amiamo la lettura, ma soprattutto amiamo le lettrici e i lettori, queste giornate sono dedicate a loro…”).
LibrInnovando si ripeterà in futuro, perché è necessario discutere e costruire insieme i binari che l’editoria digitale – volenti o nolenti i tradizionalisti – sta percorrendo. Importante sarà fornire qualche mezzo in più al pubblico, lettore, bibliotecario, piccolo editore o studente che sia. Creare una struttura da tavola rotonda che incoraggi gli interventi, che inviti gli ascoltatori a farsi avanti, a domandare quando non conoscono e a obiettare quando sono in disaccordo. Magari attraverso interventi più brevi e soprattutto originali (non è un caso che l’entusiasmo maggiore ci sia stato per la performance audace ed eccentrica di Marco Manicardi).
Bisogna eliminare le scrivanie e la loro aria autoritaria, ridurre la distanza tra relatori e ascoltatori se davvero vogliamo affrontare i cambiamenti dell’editoria non solo partendo dai lettori ma con i lettori.

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