L’artificiosità non sempre rende un libro un capolavoro

A essere sotto accusa questa volta è la New Italian Epic, espressione utilizzata dallo scrittore Wu Ming 1 per racchiudere alcune delle più note opere di autori italiani. A sferrare in modo del tutto ironico il suo attacco è Nevio Gàmbula, autore del testo Qui si vende storia.

Indiscussa è l’originalità del libro. Infatti, attraverso una poco sottile parodia, l’autore sperimenta la forma della scrittura drammaturgica, affidando a personaggi, reali e non, la critica di una letteratura sempre più vittima del mercato editoriale.

Berlusconi: Sa cos’è? Non sopporto l’idea di finanziare chi poi mi sputa addosso. Questa è l’unica cosa che non sopporto. Poi, certo, tutto il mondo sa bene che alla fine, ciò che conta, è il mercanteggiare. Tramite lo scambio obbediscono tutti alle mie leggi. Io sono all’interno dei loro libri, anche se non lo sanno. Sono il loro segreto positivo. Questo mi dà gioia. Una gioia immensa. E, a ben guardare, una gioia che sovrasta ciò che non sopporto. Tutti i soldi con cui incoraggio la letteratura affermano il mio potere.

Il testo si divide in due parti: nella prima, appunto, Nevio Gàmbula realizza alcune bizzarre conversazioni tra personaggi della storia e altri di attualità. Compaiono, pertanto, Marx che viene rappresentato in un cimitero con le sembianze di uno spettro, proprio a indicare la sconfitta del suo pensiero; ancora più interessante è la comparsa di Berlusconi, del quale l’autore delinea la figura del capo di Governo, e quella di un editor particolarmente interessato a spiegare al primo questioni letterarie. Proprio nella seconda parte del libro, dedicata a un saggio di Francesco Muzzioli, si riscontrano maggiori delucidazioni sulle scelte messe in atto da Gàmbula.

Per altro, questa apparizione del Premier, per quanto parodica, è tutt’altro che diffamatoria, qui i suoi avvocati non avrebbero alcun motivo di sporgere querela, né il nostro potrebbe inveire all’ “uso criminoso”. Troviamo infatti un Berlusconi ancor più serio e lucido del vero.

Si tratta di un piccolo saggio, di poco meno di cento pagine. Tuttavia, nonostante l’esilità del testo, il risultato finale è una lettura poco scorrevole, con uno stile pomposo e poco diretto, fin troppo ricco di artifici letterari e concetti che non fanno altro che ripetersi insistentemente dalla prima all’ultima pagina. I dialoghi messi in scena dall’autore appaiono infatti inizialmente interessanti e originali, ma, proseguendo la lettura, le idee sostenute con fermezza all’inizio si perdono lentamente dietro metafore e giochi letterari troppo lunghi e ingegnosi.

Sebbene non possa essere assolutamente messa in discussione l’originalità della forma utilizzata, questa resta comunque una lettura alle volte troppo impegnativa. Non si tratta certo di uno di quei libri che si possono leggere in metro tra il chiacchiericcio della gente e tanto meno quando, dopo una giornata di studio o di lavoro, non si desidera altro che distrazione. Concentrazione e attenzione sono dunque requisiti fondamentali.

Un altro elemento che merita di essere preso in considerazione è la presenza del saggio Per una parodia rossa di Francesco Muzzioli. L’autore sembra qui quasi voler chiarificare l’intento che ha accompagnato Gàmbula nella scrittura del testo. Ci spiega che a essere criticata è la New Italian Epic e precisa che non si tratta di una sorta di capriccio momentaneo, ma che alla base vi sono motivazioni valide come, ad esempio, il ruolo ormai sempre più incidente delle grandi case editrici che detengono un vero e proprio monopolio nel circuito librario. In altre parole, il saggio di Muzzioli sembra voler in un certo senso giustificare l’inventiva di Gàmbula e magari renderla più chiara e comprensibile.

Nel complesso, pur apprezzando l’idea che ha spinto l’autore a cimentarsi in un’opera del genere e pur condividendo in parte quanto da lui stesso asserito, questo resta un libro che lascia insoddisfatti, specialmente per la superficialità con la quale è stato trattato un tema di grande attualità e interesse.

Qui si vende storia. Una farsa proletaria, o un aborto di teatro epico

Nevio Gàmbula

Odradek Edizioni, 2010

Euro 12,00

Nevio Gàmbula nasce in Sardegna il 14 aprile 1961. Ha vissuto per trent’anni a Torino e dal 1999 vive a Verona. Dal 1981 al 1984 ha svolto la professione di insegnate di sostegno. È redattore della rivista “La Contraddizione” e del foglio letterario “Le trame di Calibano”.

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