Inchiodato da un pitale

Foto di Daniele Bonanni

Un castello ottocentesco nel cuore della Maremma Toscana, una famiglia nobile e nullafacente, alcuni ospiti venuti da lontano, un maggiordomo avvelenato da un bicchiere di vino e uno sventato omicidio. In poche parole Odore di chiuso, l’ultimo giallo firmato Marco Malvaldi; un romanzo intrigante che testimonia con ironia il clima storico e culturale di un’Italia appena unificata e, probabilmente, non ancora del tutto consapevole.

Siamo in una calda giornata di giugno del lontano 1895 e la dimora del Barone Romualdo Bonaiuti è pronta ad accogliere il signore Ciceri, un celebre fotografo, e Pellegrino Artusi, cuoco acculturato e fautore della tradizione gastronomica italiana. Ad attendere gli ospiti l’intera famiglia: i figli del barone, Gaddo, Lapo e Cecilia, la baronessa Speranza, madre del padrone di casa costantemente affiancata dalla sua dama di compagnia, due cugine zitelle, il maggiordomo Teodoro, la cameriera Agatina e il resto della servitù. Da reggia piacevole e accogliente il castello di Roccapendente non tarda però a trasformarsi in un luogo poco rassicurante. All’indomani dell’arrivo degli ospiti un grido di terrore sveglia gli inquilini della residenza:

L’urlo disumano era opera della signorina Barbarici, che giaceva in terra a pelle di leone davanti ad un portoncino di legno e ferro che si trovava al piano seminterrato; la poveretta era, oltre che immobile, debitamente svenuta, come del resto si conviene a una donna in un romanzo ambientato a fine ’800. (Malvaldi 2011, pp. 38-39)

A causare lo svenimento della signorina Barbarici è il corpo trovato senza vita del maggiordomo Teodoro, ucciso da un sorso di vino avvelenato dalla belladonna. Iniziano le indagini e poco tempo dopo un altro avvenimento sconvolge la quasi ritrovata normalità: qualcuno tenta di uccidere il Barone Romualdo Bonaiuti con un colpo di fucile ma, fortunatamente, la pallottola schiva il bersaglio. L’assassinio del maggiordomo prima e il tentato omicidio ai danni del barone poi, fanno nascere dubbi e incertezze sull’intero entourage. Il soggiorno degli ospiti e la convivenza ormai sempre più forzata e inevitabile tra questi e gli inquilini del castello si trasformano in una vera e propria caccia al colpevole, in una continua indagine che coinvolge tutti senza eccezione alcuna.

Chi sarà al centro del mirino? Ma soprattutto chi è l’assassino? Sarà Gaddo, poetastro che trascorre le giornate creando versi (veri o presunti) nella speranza di diventare un giorno come il suo idolo Giosuè Carducci? Oppure Lapo, grande conquistatore, amante delle donne e della bella vita all’incessante ricerca di una notte d’amore? Forse Cecilia, figlia prigioniera delle convenzioni sociali e costretta ingiustamente a rinunciare ai propri sogni e progetti d’emancipazione per rispondere al modello stereotipato della donna dell’Ottocento? Sarà mica qualcuno della servitù ormai stanco di vivere a servizio? Una delle due zitelle, che stanca di essere invisibile agli occhi del mondo intero ha deciso di attirare su di sé le attenzioni da sempre negatele? O Agatina, la cameriera dal movente per nulla trascurabile? La baronessa Speranza? Certo, nelle sue condizioni, costretta su una sedia a rotelle è poco probabile… Grazie all’aiuto del saggio e acuto Pellegrino Artusi, uomo dalla cultura sconfinata, i sospetti nutriti nei confronti dell’indiziata principale, la cameriera Agatina, cadono per rivelare una ben più sconvolgente verità.

Un giallo classico questo di Malvaldi che, a differenza dei suoi precedenti romanzi, si basa su intuizioni, interrogatori e conclusioni deduttive, ma che nello stesso tempo si dimostra eccezionalmente innovativo. La storia dell’omicidio lascia infatti ampio spazio alla narrazione implicita di un preciso periodo storico, ma soprattutto alla descrizione della cultura che lo caratterizzò: se da una parte le indagini volte alla scoperta dell’assassino proseguono infittendo gradualmente la trama, come del resto accade in qualsiasi giallo, dall’altra l’autore indugia sulla psicologia dei personaggi, sui loro modi di vivere e di pensare, sempre attraverso l’immancabile ausilio del tipico umorismo toscano ma soprattutto alternando il punto di vista oggettivo dell’autore alle pagine del diario segreto di Pellegrino Artusi.

Un testo ironico e divertente, ricco di battute spiritose che sdrammatizzano l’atmosfera di tensione tanto da far passare l’omicidio quasi in secondo piano rispetto alla personalità degli inquilini del castello. Un giallo atipico che non poteva che scegliere un pitale come prova inconfutabile per inchiodare il colpevole.

Odore di chiuso

Marco Malvaldi

Sellerio, 2011

€ 13,00

Disponibile anche in ebook e in audiolibro (con la voce di Alessandro                                          Benvenuti)

Marco Malvaldi nasce a Pisa nel 1974. Assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Chimica Bioorganica dell’Università di Pisa, ha iniziato la sua carriera di scrittore nel 2007 con la pubblicazione del primo dei quattro                                   romanzi che compongono la serie di gialli BarLume, La briscola in cinque. Nel                       2008 e nel 2010 pubblica rispettivamente Il gioco delle tre carte e Il re dei                               giochi. A completare la serie il recentissimo La carta più alta (2012).

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