Torna Più libri più liberi: spunti, speranze, sproloqui?

È già quasi tempo di vischio e pacchettini, buonismo a manciate e mondi che collassano su se stessi, millennium bug di questo secondo millennio e ombre Maya che incombono minacciose. Ma prima, romani e non, c’è Più libri più liberi, Fiera nazionale della piccola e media editoria giunta all’undicesima edizione.
Le date da cerchiare su un calendario ormai agli sgoccioli sono 6, 7, 8 e 9 dicembre 2012, con strizzata d’occhio in perfetto crisi-style alle prime due giornate, “aggratise” (come si direbbe a Roma) per gli studenti universitari.
La cornice è quella tradizionale, strettina ma storicamente imponente, del Palazzo dei Congressi, quartiere Eur.

Tantissimi espositori, un programma straripante, una manifestazione che, nonostante i molti punti interrogativi sottolineati lo scorso anno, è  sempre un’occasione ghiotta. Per i piccoli e medi editori, certamente, ma, lasciatecelo insinuare, soprattutto per i lettori più scafati.

Fortemente divisa tra la mostra-mercato e il tour de force degli incontri professionali e dei reading, mai come quest’anno vorremmo una fiera in grado di mettere da parte la sua proverbiale schizofrenia — a volte piacevole, spesso destabilizzante — al fine di riflettere in maniera seria e programmatica, attraverso discorsi e percorsi che non valgano da Natale a Santo Stefano (e poi ognuno a piangere sul proprio bilancio, solo, dietro le barricate). La speranza è quella puntualmente disattesa quanto urgente di un evento catalizzatore, capace di riunire le prospettive di attori della filiera alleati per diritto di nascita in un comune viaggio di crescita, a fronte dello sconfortante andamento dei dati sullo stato dell’editoria.

Positivo il “rumore” attorno alla manifestazione: un piacere ritrovare le parole degli editori — su tutte il mantra: “a giovare è soprattutto l’attenzione per gli eventi culturali che si sviluppa in questa settimana” — nell’iniziativa Più libri più luoghi, calendario di incontri “off” ospitati da location alternative al megapadiglione dell’Eur. Ammirevole, il coinvolgimento delle università (Più libri più idee, serie di workshop svoltisi a Tor Vergata, Sapienza, LUISS Guido Carli e IED Roma) e delle scuole elementari, medie e superiori con Più libri più grandi, progetto realizzato in collaborazione con le Biblioteche di Roma.

Le intenzioni quest’anno parlano molto chiaro e, paradossalmente, confondono un po’ le idee: la piccola e media editoria diventa ufficialmente “indipendente”, “l’altra editoria italiana”, fenomeno di mutazione linguistico-concettuale quantomeno interessante dato che non è affatto detto che editoria piccola e media significhi ANCHE indipendente. E viceversa. L’”indipendenza culturale ed economica delle [...] scelte” è materia sensibile, punto d’accesso preferenziale, fin troppo snobbato, del dibattito attorno agli squilibri di potere del settore. Gli assetti societari, le conformazioni e i processi di acquisizione e smembramento sono sorprendenti e silenziosi. Occhi aperti, dunque, cari lettori-acquirenti, nel caso in cui la vostra fosse una scelta di campo o addirittura (consapevolmente) politica.

In questo momento faticoso la tendenza comune deve essere, pensiamo, la trasparenza: delle idee, degli intenti, dei bilanci (non solo metaforici). In questo momento singolare concordiamo con lo slogan fieristico dell’ultimo anno dell’umanità: “Anche questo è un libro”. Il ritornello mira a sottolineare la potenza delle storie come oggetto unico e sintetico della letteratura e dell’editoria tutta, quando i contenitori da cui abbiamo sempre respirato trame e pensieri diventano progressivamente più liquidi, proteiformi (salvo non accorgerci che anche prima, le storie, signori, ce le raccontavano “cose” che del libro — il caro vecchio libro di carta rilegato con budello di unicorno — non avevano neanche l’odore) e potenzialmente pericolosi solo perché sconosciuti. In questo momento brumoso, quasi l’attimo che segue l’esplosione, mentre le ceneri si posano e il cielo non esiste più, PUB crede che l’imperativo sia fidarsi dei propri occhi e andare: in fiera, agli incontri, a parlare con gli editori, con gli autori, con gli studenti, con gli altri lettori. Agire sul territorio che circonda i nostri piedi di piccoli portatori di conoscenza.

Tutta la tiriteria per dire che ci saremo con i nostri libri e i nostri ereader, gli smartphone e le penne, la voglia di raccontare quello che accadrà.
Per noi che soffriamo ancora (sigh!) della sindrome del primo giorno di scuola, l’anno libresco inizia con Più libri più liberi. Inevitabile chiedersi: se tutto finirà, maledetti Maya, appena una manciata di giorni dopo, siamo proprio sicuri di voler consegnare al Tempo un tempo come il nostro?
Continuiamo a rielaborare, combattere, desiderare “tutte le forme della scrittura”.
A dirla tutta, anche l’Apocalisse è un libro.

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