#FeFiFra2013, Alla ricerca di un posto tra i grandi

La petite è uno dei 18 libri protagonisti del Festival della narrativa Francese!
Di cosa si tratta? | Qual è il ruolo di Pub? | Segui il live twitting

gambe bambina

Ho dodici anni e questa sera sarò morta.

L’incipit de La petite è lapidario, lascia di stucco.
Da qui inizierebbe la storia, in realtà non è esattamente così. L’attestato di morte della piccola protagonista spacca il racconto della sua vita in due, un prima e un dopo complementari e indispensabili per un percorso di affermazione e ricerca di un posto nel mondo.
Nel mezzo, che però è l’inizio del romanzo, troviamo un’adolescente stanca di  lottare per la propria autostima, che vuole uscire di scena lentamente e senza troppi effetti speciali: svuotando l’armadietto di medicinali della madre e ingoiando fino all’ultima pillola:

Mi sento serena, come quando si fa esattamente ciò che si ha voglia di fare. E io ho voglia di scomparire.

La petite è ormai certa che il suo posto non è quello dei vivi ma in un indefinito “laggiù”, a fianco dell’unica persona che le restituiva il senso della propria esistenza, il nonno. All’età di otto anni, la scomparsa di quest’uomo “al contempo maestoso e faceto”, rappresenta l’evento che la introduce nel mondo dei grandi, in un’impresa che è tutta in solitaria. A cominciare dalla notizia della morte, che le viene raccontata in ritardo, dopo la sepoltura, dopo che l’estremo saluto era già stato dato e le lacrime erano già state versate. E cosa c’è di più desolante di un dolore “a scoppio ritardato”?

Abbandonata a soffrire di un evento già sofferto da chi poteva condividere con lei il senso della perdita, la bambina sprofonda in una depressione infantile, vittima di un teatrino dove a farla da padroni sono degli attori distratti: la mamma rigorosa, perfetta padrona di casa, la cui freddezza non lascia spazio ad alcuno slancio d’affetto; un padre dedito al lavoro, “un vero capofamiglia” che trascorre tutto il giorno al lavoro e si scrolla di dosso la responsabilità dell’educazione delle figlie; una sorella “regina”: bambina prodigio, sovrana che domina con la sua personalità di ferro l’ego della piccola “nana”, come lei stessa si definisce, incapace di crescere e affermarsi; infine gli insegnanti, convinti che la ragazza abbia un ritardo nell’apprendimento, che sia più lenta della media, che agisca passivamente e che sia incapace di sostenere i ritmi scolastici. Una scuola che sentenzia e mai si interroga, e che completa il quadro in cui vivere sembra talmente sfiancante da trovarsi costretti alla resa.

Chi si salva in questo palcoscenico di personaggi indifferenti sono i due migliori amici del tanto amato nonno, gli unici che hanno ereditato dall’uomo un atteggiamento sincero con la bambina e che continuano a farla sentire una persona, anziché la petite, la piccola della famiglia.

Ma l’arma fondamentale, l’unica veramente a sua disposizione è l’immaginazione, alimentata dall’amore per la lettura e la radio, passioni che, l’una con la parola stampata, l’altra con la parola ascoltata, le offrono la visione di una materia estremamente malleabile e permeabile, a cui lei può conferire forme, colori, sensazioni. Questi strumenti la stimolano verso la creazione di una confidente immaginaria, un alter-ego che riesce a esprimere tutto quello che lei non è: Laure, preziosa come l’oro a cui richiama il suono di questo nome, “modello ideale per una bambina disperatamente qualunque”. I quaderni di Laure e per Laure conoscono tutto, descrivono il profilo del suo alter-ego, e in quello che la bambina si rifiuta di scrivere si palesa quello che non vuole essere ma che, la debolezza degli affetti e il disperato bisogno di averne, la costringerà a essere.

L’autrice, Michèle Halberstadt, è attenta a incastonare il suo breve racconto in un momento storico importante: si tratta degli anni sessanta, e in particolare il maggio francese, in cui è difficile e quasi proibito stare immobili. La Parigi rivoluzionaria e tumultuosa, il fermento cittadino, la protesta contro il capitalismo e per una rivoluzione che si opponga ai tentativi di massificazione del pensiero, fanno da sfondo al racconto e la Halberstadt, come una lente di ingrandimento, racconta la rivoluzione “a scala ridotta” di un’adolescente animata da passioni scatenate ma represse che, lavorando su se stessa, impara l’importanza della sua rivoluzione, contro chi vuole vederla accondiscendente, addomesticata, conformata a un’indifferenza che è stata causa scatenante del suo stesso malessere.

L’attenzione al microcosmo di una bambina, nel marasma della rivolta sociale, permette di respirare più a fondo il disagio di un’epoca e, al tempo stesso, di slegarsi dal tempo per permettere al lettore di avvicinarsi al personaggio per comprenderlo meglio.
L’autrice, pur affidando la narrazione alla bambina, esibisce una scrittura per niente infantile e piena di una lucidità che dipana con precisione tutte le difficoltà che si subiscono per cercare un posto tra i grandi. Tuttavia, se inizialmente La petite sembra un semplice testo sul male di vivere di un’adolescente dalle intenzioni un po’ estreme, una volta terminato lascia la sensazione di aver svelato una delle paure tipiche del nostro tempo e che riguardano tutti, anche coloro che sono adulti e vaccinati: la paura del futuro e, con essa, la sensazione di instabilità che ci fa sentire inadatti, inascoltati, incompresi mentre il mondo corre veloce e sbrana chi non riesce a stargli dietro: che si abbiano dodici o quarant’anni non è questo ciò con cui quotidianamente ci mettiamo alla prova?

petiteLa petite

Michèle Haberstadt

L’orma, 2013

€ 12,15

Michèle Halberstadt è nata a Parigi nel 1955. Ha lavorato all’emittente francese Radio 7 per poi diventare caporedattrice della rivista di cinema Première è un’intellettuale francese che opera a tutto tondo sulla scena culturale: oltre a essere scrittrice e giornalista, è sceneggiatrice e produttrice cinematografica. Ultimamente ha partecipato alla produzione della pellicola This must be the place, insieme a Paolo Sorrentino. La petite è il suo quinto e ultimo lavoro letterario: oltre che in Francia ha raccolto numerosi apprezzamenti anche dalla critica e dal pubblico statunitense.

Share

Lascia un commento

Media



Archivio