#FeFiFra2013, L’altra faccia dell’amore

imagesCome non restare affascinati davanti a tanta verità? Cosa vuol dire amare prima di essere un insieme di pagine rilegate in una tanto essenziale quanto eloquente copertina, è un diario, il ritratto di una dimensione lontana dal comune lettore, ma allo stesso modo capace di rendere la realtà descritta più vera di quanto ci si possa aspettare. È il mondo dell’arte quello che viene presentato. L’autore, in questo caso anche protagonista del romanzo, Mathieu Lindon, ci mostra la sua vita in tutte le sfaccettature e sfumature, non tralasciando neanche quelle più intime. Oggi noto scrittore, Mathieu Lindon descrive se stesso come qualcuno fortemente condizionato dalla presenza di due importanti figure in netta contrapposizione tra loro: da una parte quella del padre, Jerome Lindone, fondatore della celebre casa editrice francese Editions de Minuit, e dall’altra Michel Foucault. È proprio la morte di quest’ultimo a segnare più di ogni altra cosa la vita di Mathieu e, in un certo senso, a dare vita alle stesse emozioni trapelate dal romanzo.

 Quale che sia il valore particolare dei molti protagonisti della mia storia, si tratta sempre della stessa cosa per ognuno di noi in qualsiasi tipo di società: di fronte all’amore che un padre fa pesare sul proprio figlio, è necessario che il figlio aspetti l’arrivo di qualcuno in grado di mostrargli questo amore in modo diverso per poter finalmente capire in che cosa consistesse davvero. Ci vuole tempo per capir cosa vuol dire amare. (pag. 15)

A far da sfondo all’intera vicenda è l’appartamento di Michel, a Rue de Vaugirard. È qui che ha inizio l’apparentemente interminabile via vai di personaggi che irrompono, condizionano, allietano e sconvolgono la vita di Mathieu Lindon. Tutti sembrano essere accomunati dalla loro omosessualità e dal piacere provato con l’assunzione dell’LSD. Infondo, il libro non fa altro che girare continuamente attorno a tutto questo. Non mancano i momenti in cui a una prima lettura si ha la sensazione di non giungere mai al punto, come se quella pagina fosse già stata letta, se quel preciso momento fosse già stato raccontato dall’autore, deja vu costante. In realtà, ogni attimo narrato non è altro che l’evoluzione di un processo interiore del protagonista. La sua ammirazione verso Micheal Foucault, una stima intima e silenziosa, percorre il racconto non cedendo mai alla banalità o al prevedibile.

La mia calamitosa adolescenza infinita, fortunatamente un giorno ne avevo visto la fine per immergermi nella vita, per capire che c’erano degli esseri umani che condividevano con me lo stesso pianeta e che avevano dunque  un certo grado di accessibilità, o più semplicemente per capire che la felicità era possibile, e adesso è come se questa scoperta passata, non avesse più improvvisamente valore. Da adesso in poi bisogna sperare molto meno nell’esistenza. Credevo di aver avuto accesso a qualche cosa di eterno e invece questo eterno è fuggito. Ho creduto che fosse la vita, e invece era la giovinezza. (pag. 151)

Nella prima parte del romanzo, protagonista indiscussa è la spensieratezza tipica di un gruppo di ragazzi alle prese con se stessi: amori consumati velocemente, incontri brevi ma intensi, aneddoti sparsi qua e là. Tutto circoscritto nelle stesse mura, perché è lì che tutto ha inizio e dove ogni cosa acquista un senso proprio, nell’appartamento a Rue de Vaugirard. Troppo bruscamente questa stessa spensieratezza viene interrotta; a decretarne la fine è la morte prima di Michel Foucault e poi di Hervè Guibert, entrambi colpiti dall’AIDS. Da questo momento in poi il ritmo della narrazione si incrina: tutto si fa più cupo, la leggerezza delle prime pagine cede il posto alla tragedia.

A lasciar ancor più senza parole è il modo in cui l’autore conclude l’opera: una nostalgia resa in modo essenziale ed efficace, la stessa che ti porta a retrocedere tra le pagine del libro, ricercando tutti quei passaggi che, alla luce dell’epilogo, assumono un’intensità differente, una sensazione di incompiuta realizzazione di se stessi.

Avrei voluto scrivere questo libro in modo che Michel e mio padre potessero leggerlo con emozione, una cosa del tutto impensabile data la loro evidente impossibilità adesso a fare qualsiasi cosa con qualsiasi tipo di trasporto o di sentimento possibile. Questo mi fa venire in mente la sinistra barzelletta che avevo letto su una cartina di Carambar in cui il proprietario di un cane, da lui amatissimo e poi morto, di fronte alle sue ossa, si dispiace del fatto che la povera bestia non possa nemmeno godersele per una bella rosicchiata: alla fine, momento più momento meno, questa è la storia di ogni amore. (pag. 281).

zoom_1342628024_lindoncopertinasingolaCosa vuol dire amare

Mathieu Lindon

Barbès Edizioni, 2012

€ 15,00

Mathieu Lindon, è nato nel 1955 a Caen. Pubblica il suo primo romanzo nel 1983 e l’anno successivo diventa critico letterario del quotidiano “Libération”. Figlio di Jerome Lindone, fondatore della casa editrice Editions de Minuit, sin da piccolo frequenta i più noti intellettuali francesi. Il suo più grande successo è Ce qu’aimer veut dire, pubblicato in Francia nel 2011.

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