#FeFiFra2013, Iniziare dalla fine

tempo che sfugge

Nella vita normale ambizioni, desideri e risentimenti spesso viaggiano    lentamente, rassicurati dal fatto che “ci sarà tempo” e “si vedrà”. Ma cosa succederebbe se il governo, senza fornire troppi dettagli, proclamasse per il solstizio di primavera l’ultimo giorno della nostra vita?

Stéphanie Hochet, nel suo nuovo romanzo Le effemeridi, punta su un racconto apocalittico, immaginando reazioni ed emozioni di tre personaggi in cerca di se stessi, che hanno il tempo alle calcagna. La scrittrice ha ben intuito che una notizia del genere non suscita domande sul come e sul perché, ma provoca uno schianto con l’ego, fornendo un pretesto per agire senza rimandare, per vivere senza rimuginare su cause ed effetti, per mostrarsi con coraggio nudi e crudi.

Il libro segue gli ultimi giorni di vita di tre personaggi, in qualche modo legati tra loro. C’è Tara che lavora in un night club e spoglia i suoi clienti degli abiti autorevoli per liberare le loro pulsioni. Vive in un cascinale con la sua compagna Patty e insieme hanno un sogno ambizioso, quello di creare dei “super-cani”, di “migliorare la loro discendenza, per portare la razza a livelli di purezza altissimi” che sopravviverà all’apocalisse. C’è il pittore Simon Black, malato di cancro e appassionato del grido, tanto da costruire una macchina per urlare. Probabilmente per la sua vita fatta di emozioni represse, questo aggeggio è l’unica soluzione artificiale per uno sfogo mai avvenuto. L’incontro con Ecuador e l’arrivo della fine lo salverà dall’indolenza; la sua leggerezza sarà l’antidoto che gli restituirà la passione del vivere. Infine Sophie e il suo amore quasi ossessivo per la piccola Ludivine, un essere innocente che esige protezione da quello che chiamano l’Annuncio.

Proseguendo nelle pagine, si scoprirà che le vite dei tre protagonisti sono sottilmente legate tra loro, ma la vera scoperta è che l’Annuncio sembra essere un’opportunità, più che una notizia devastante. Il racconto sull’apocalisse si trasforma, dunque, in una cronaca, nel diario (da qui il titolo effemeridi) di persone provenienti da luoghi differenti, eppure accomunate dal bisogno di donare e ricevere amore e i cui mondi interiori esplodono solo quando si sa che la vita sta per finire e non c’è più nulla da perdere.

Stéphanie Hochet esplora emozioni violente, talvolta prive di pudore, e sembra quasi che la fine del mondo non sia che un pretesto, una trovata stilistica, per scavare a fondo l’animo tormentato di Tara, che cerca il suo riscatto lanciando una sfida all’umanità e ritrovando un vecchio amore; di Samuel, che finalmente può dimenticare la malattia e abbandonarsi alle passioni; di Sophie, che fa di tutto affinché l’infanzia e la purezza di sua figlia non vengano scalfite dai mali del mondo.

Un’umanità che si svincola dalle buone maniere e dai comportamenti consueti e che restituisce peso al tempo, sfruttando i giorni come se fossero gli ultimi e, finalmente, per sperare nella realizzazione di qualche sogno:

Voglio credere che Ecuador mi amerà fino alla fine dei tempi. Perché è possibile che il suo fervore duri tre mesi. Viviamo di speranze. Mi piacerebbe che le mie fossero ragionevoli.


Effemeridi_cover-sitoLe effemeridi

Stéphanie Hochet, traduzione di Monica Capuani

Edizioni La Linea

€ 14,00

 

Stéphanie Hochet è una scrittrice francese nata a Parigi, nel 1975. La sua produzione letteraria inizia a 26 anni, con il romanzo Moutarde douce. Si occupa anche di critica letteraria per la rivista lussemburghese Le jeudi, per il sito culturale BSC News e occasionalmente scrive per Libération. Le effemeridi è il suo ottavo romanzo, il primo tradotto in Italia.

Share

Lascia un commento

Media



Archivio