Le catene dell’odio

I mercati arabi sono luoghi particolarissimi: sono deliziosi mosaici composti da colori che stonano tra loro, da venditori che urlano che la loro mercanzia è la migliore, da donne che contrattano i prezzi trascinandosi dietro i figli più piccoli che, di nascosto, rubano un’albicocca o una succosa fragola. Nei suq scorre la quotidianità della società mediterranea e mediorientale, e la gente che abitualmente li frequenta si sente al sicuro fra le sue viuzze, al riparo dell’anonima normalità.

Il romanzo di Barbara Schiavulli, Le farfalle non muoiono in cielo, comincia proprio con un normale mercato mediorientale, uno come tanti altri, ma allo stesso tempo molto diverso, perché sorge in una città che per lunghi anni è stata una delle più pericolose al mondo: Gerusalemme. Infatti, non lontano da quel suq, un ragazzino palestinese si fa saltare in aria, provocando numerosi morti e altrettanti feriti. Arin, la seconda kamikaze, non riuscirà a portare a termine il suo progetto di morte e verrà bloccata (o meglio, salvata) da un giovane soldato israeliano, Daniel, cui non piace la guerra e che detesta il servizio militare.

E sai che ti dico, che se adesso saltiamo in aria non cambierà niente. Domani ci saranno i funerali sia da noi che da voi. Poi distruggeremo la tua casa. Arresteremo i tuoi fratelli e tua madre morirà di dolore. Come le madri di quei bambini che il tuo amico ha appena ucciso. E tutto questo non cambierà niente.

Lo scenario in cui agiscono Arin e Daniel è quello della seconda Intifada che macchia una terra esotica e magica del sangue di tanti martiri. L’odio alimenta l’oppressione degli israeliani e la loro illecita colonizzazione di territori musulmani; l’odio è la miccia dell’esplosione di violenza dei palestinesi, che lottano con i sassi e con le molotov, oppure vengono reclutati come kamikaze da uomini interessati e senza scrupoli.

Arin riesce a salvare se stessa e decine di vite innocenti. Rincontrerà Daniel dopo trent’anni di carcere, quando i due parteciperanno a una conferenza di israeliani e palestinesi uniti per la pace. Ma questa non è una storia a lieto fine e un tragico evento attende i due protagonisti.

L’epilogo del romanzo, scritto nel trascorso 2005, rende questo piccolo romanzo oggi molto attuale e scottante: la questione arabo-israeliana è distante da una conclusione, è stato costruito un muro di cemento, i posti di blocco sono a ogni angolo, ancora si parla di attentati suicidi in Medioriente, il servizio militare in Israele è tuttora obbligatorio. Eppure, se una kamikaze è stata redenta e se un soldato odia la guerra, allora anche le catena dell’odio e della violenza, che affondano le radici in tempi remoti che alcuni non ricordano nemmeno più, possono essere spezzate. Quello della scrittrice è un messaggio di speranza per una pace ancora possibile.

Le farfalle non muoiono in cielo

Barbara Schiavulli

Edizioni La Meridiana, 2005

€ 12,00

Barbara Schiavulli è una giornalista freelance di guerra. Si occupa soprattutto di questioni del Medioriente, ha seguito la seconda Intifada, il conflitto in Kashmir, in Afghanistan, la guerra in Iraq e tutto quello che ne è seguito.  Nei suoi reportage cerca di combinare la cronaca dei fatti con la denuncia dei crimini contro l’umanità. Scrive per Avvenire e L’Espresso, collabora con radio e televisioni.

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