Le dimensioni di un viaggio

binari e fiori

Quanto in là possono spingersi i luoghi comuni, prima di allontanarsi dal vero? Gli stereotipi, affilati dall’ironia di Francesca, sono investiti della responsabilità di descrivere un viaggio lungo il tempo di un’adolescenza. L’amica spigliata, una sorella dalla bellezza inarrivabile, il tradimento, le insicurezze improbabili, il mare come sfondo e la luna cui rivolgersi: sul palco si alternano maschere riconoscibili e prive di sorprese. C’è qualcosa di acutamente teatrale, nella scrittura di Serena Maffia, che spiega i dialoghi frequenti e fitti, l’insistenza delle onomatopee e la suddivisione in capitoli tagliati al pari di scene, mutevoli assieme allo spazio dei ricordi. È la figura femminile della copertina, incastonata in un chiaroscuro violento, che suggerisce una verità diversa, più profonda delle caricature e della spudoratezza del linguaggio.

Francesca è sul treno che le fa lasciare Livorno, ha incontrato per la prima volta l’uomo in cui riponeva molte speranze e si dibatte tra i dubbi; scorrono con la velocità del paesaggio oltre i finestrini, sostituiti spesso dai ricordi che rievoca disordinatamente, ma che la raccontano con più nitidezza dei pensieri. Attraverso loro conosciamo lei, divisa tra la ricerca dell’amore e la meno epica volontà di soddisfare un desiderio ben più terreno; permette che conviva la volgarità disincantata del modo di esprimersi con l’acuto amore per ogni forma d’arte. Se la pittura di Giacomo Balla è riflessa sul vetro e Roland Barthes ha scritto anche la sua inquietudine in Frammenti di un discorso amoroso, le parole Fabrizio De André musicano – prima del tempo – la conclusione degli eventi. I cambiamenti di stile – citazioni dirette, riferimenti impliciti, versi personali – rendono onore alla vivacità della narrazione, perennemente squassata e per questo mai noiosa.

Su un mezzo di trasporto, non-luogo per eccellenza, si recita una tragicommedia avvenuta in nome dell’aspettativa: quell’uomo che ha raggiunto a Livorno dà motivo al titolo del libro, ma è Molto grande in tutto? La statura è considerevole e l’altezza morale non è questione che interessi, tanto che la conversazione dissacrante con un prete salito durante il viaggio toglie ogni dubbio.

Serena Maffia scrive pagine affatto solenni, ride di se stessa e si diverte; non è autoreferenziale, perché attenta al filo doppio con il lettore, riuscendo a trasmettere l’atmosfera fresca di vent’anni spassionati ed eccessivi. Di sperimentalismo difficile, rischia di dipingere un’ingenuità stilistica che allontana invece di attrarre, fino a complicare la comunicazione vivace ed esplosiva che s’intuisce per scopo. Rimane fedele al nucleo originale del romanzo, scritto quando condivideva l’età di Francesca e pubblicato solo recentemente, senza che le accortezze formali soffochino la piena emotiva che si muove tra binari, sedili scomodi e compagni di viaggio probabili eppure resi surreali.

«“Amore” non era che una parola per colmare i silenzi», sospetta. E forse è ciò che lascia pensare, nel falso aiuto ai pregiudizi, laddove il genere diventa una categoria apparentemente rigorosa, ma confusa nei fatti. Se non c’è nulla di nuovo nella leggenda dell’incomprensibilità femminile e nel giudizioso rispetto di ruoli tradizionali, completamente diversa è la naturalezza con cui la sessualità è fondamento di tutto. Ironica ossessione di ogni pagina, diventa la maniera liberatoria con cui non c’è unicamente il maschile a concedersene le più bieche sfumature; la mercificazione del corpo, raccontata nell’importanza della misura di un unico attributo, ignora la diversità di genere e s’incorona di un’indolente spontaneità.

 

meglio grande maffiaMeglio grande

Serena Maffia

Città del Sole Edizioni, 2012

€ 10,00

 

Serena Maffia è nata a Castrovillari, nel 1979. È scrittrice, poetessa, drammaturga, sceneggiatrice, regista e collaboratrice per programmi tv; dirige la rivista Polimnia ed è responsabile artistica del Centro Ricerca Spettacolo, oltre che presidente del Centro Poesia Roma.
Ha scritto i romanzi Sveva va veloce (Azimut, 2009), Le passioni di Ginevra (Edilazio, 2010), Giangurgolo (Città del Sole Edizioni, 2011), Meglio grande (Città del Sole Edizioni, 2012). Le raccolte di poesia e le opere per il teatro hanno ottenuto più riconoscimenti, dal Premio Cultura Donna in Campidoglio al Premio Cultura del Consiglio dei Ministri.

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