Sorsi di vita

brindisiSe i ricordi vanno raccolti sul fondo di un bicchiere impossibile da svuotare, non rimane che bere sorsate alcoliche e lasciarsi ubriacare dal diario disordinato di un viaggiatore. Non si prodiga in convenevoli, ma parla di sé con una libertà che lo presenta meglio di qualsiasi rispetto del galateo: poco più di vent’anni, brucia di entusiasmo, assiepa memorie e ama. È ebbro di un passato che confessa la consueta presenza di brindisi liquorosi e di un cuore femminile esplorato assieme a una città nuova. Si racconta a Greta con sconsiderata pienezza, perché i confini dei corpi e del tempo si confondano ed esista un presente che appartenga interamente ad entrambi.

L’imprudenza che evoca generosamente eventi ed emozioni è la stessa che disegna la mappa di un’attenta affermazione di sé, con le radici affondate sin dall’infanzia. Non c’è rivoluzione né cambiamento, esistono solo anni riportati senza cronologie eppure con segreto puntiglio. Sparpaglia indicazioni, suggerimenti e preghiere, perché sia possibile una mimesi feroce; scorrono anni innocenti e periodi di ribellione, senza che scriverne significhi pentimento. Non c’è nessuna colpa per cui domandare assoluzione, solo il compito di riconoscersi; Giuseppe Sofo tratteggia un’anima da giramondo e un piglio cosmopolita, perché l’investitura sia completa. Non scrive della patria, ma di un focolare cui fare ritorno; manca la responsabilità e non il senso della perdita; non esistono debiti eppure la gratitudine è per chiunque.
La sola fedeltà è verso se stessi, lo ricorda lo spudorato anonimato di colui che innalza Greta ad unico pubblico; nonostante non le sia concessa replica, la sua voce s’intuisce nella trappola degli eventi. Non è una musa astratta né un’onerosa fonte di morale, possiede un corpo ed esiste oltre le righe; provoca una sessualità lontana dalla stessa complessità dell’erotismo, più vicina al bisogno di erompere oltre gli argini della materia e dell’epidermide, fino alla completa dissoluzione delle distanze con l’altro. Che succede, se la forza di attrazione è tale e si è disposti a sfilacciare i confini di sé?

Scorrono nomi di città, di donne, di alcolici, di canzoni e di amicizie eterne, quasi un compendio di consuetudini filtrato da un’utopia adolescenziale. I riferimenti quotidiani – a marche, negozi, luoghi rivoluzionati dal tempo – evocano l’intimità di giorni ordinari, esplosi attorno all’evento di due sconosciuti che si riconoscono.
Il dialogo, spesso sorretto da un’andatura e un linguaggio improbabile, riporta la tensione – familiare e di scoperta – che annoda entrambi, ma possiede poca forza evocativa. La scrittura con cui si confessa e si racconta, invece, raggiunge picchi di profondità e d’ironia capaci di giustificare qualsiasi lontananza dal mancato realismo; in questa forma – un po’ lettera, un po’ flusso di pensieri – non esiste necessità di ordine né di consequenzialità logica, solo la perdurante ammissione di una radicale speranza nel futuro.

E, forse, Quest’alba radioattiva è un ideale; una promessa a se stessi, perché il mondo conosca un sole cocente e colori che ardano nel giorno nuovo, mai arresi al cemento che ingrigisce anche i sogni. Su tutto, veglia il parossistico tentativo di evitare ogni tipo di sacralità e di buonismo, tanto che il giuramento avviene al bancone di un bar senza orario di chiusura,

mentre sto sciogliendo in un daiquiri un sorriso che tu non conosci.

 

questalbaradioattiva

Quest’alba radioattiva

Giuseppe Sofo

Las Vegas Edizioni, 2011

€ 12 – formato cartaceo
€ 3,99 – formato digitale

 

Giuseppe Sofo è nato nel 1984 in provincia di Milano, ma viaggia abbastanza spesso da non avere un’unica casa cui tornare; è giornalista, traduttore e insegnante di italiano all’estero.
A seguito della pubblicazione di antologie di narrativa e di poesia, ha scritto Dollville (Incontri, 2006) e ne ha curato l’adattamento teatrale presso il Dickinson College di Carlisle (Stati Uniti). Ha scritto, diretto ed interpretato due cortometraggi e recitato sia in musical che in spettacoli teatrali, in tre lingue diverse.
L’attività di traduzione l’ha impegnato per l’opera 11 September 2001 del drammaturgo Michel Vinaver e l’impegno editoriale, invece, nella cura dell’antologia di racconti Europea (Incontri, 2007). Ha scritto Qui lo chiamano blues (Azimut, 2008), Brema (Morellini, 2010) e Trinidad & Tobago. Carnevale, fango e colori (Miraggi, 2011).
Quest’alba radioattiva (Las Vegas, 2011) racchiude parte della sua poliedricità d’interessi, con pagine in lingua straniera e la produzione di un booktrailer.

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